Un vino che parla della quotidianità ritrovata

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Questo 2020 è stato un anno che ha costretto a cambiare i modi, i tempi e i ritmi della quotidianità, e allora voglio finire l’anno proponendo invece un vino che ha ben saldi i modi, i tempi e i ritmi del quotidiano. È un Valpolicella di quelli che si usano definire “base” e che invece secondo me andrebbero definiti “basilari”, perché è su questo tipo di vini, e non su altri, che si costruì la storia della terra valpolicellese.

A farmi ritrovare la gioia di un Valpolicella che trasuda appartenenza – al territorio, alle uve e alla storia – è il Lucchine che fa la famiglia Tedeschi in zona Classica. Un Valpolicella del 2019 che ha la ciliegia croccante della corvina veronese allevata in Valpolicella e la spezia della rondinella cresciuta in Valpolicella e la confidenza con la tavola che avevano i vini che si facevano per stare in tavola e una sua serietà che somiglia al carattere schivo della gente che sta nelle campagne di collina valpolicellese, che guarda alla montagna.

È un Valpolicella che ritrova la quotidianità, ed è una bella cosa, di questi tempi. Dunque, alzo un calice di questo vino per augurare a tutti di ritrovare la propria quotidianità, e non so che cosa potrei augurare di meglio per l’anno che viene.

Valpolicella Classico Lucchine 2019 Tedeschi
(90/100)

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