Un bel rosé che sa di sangiovese e di Toscana

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Da rosatista qual sono, mi ha fatto indubbiamente un gran piacere aprire il sito internet della Fattoria Sardi, azienda toscana, e vedere in home page il bottone che riporta la dicitura: “Il rosato e altri vini”. Già, prima viene “il rosato” e poi gli “altri vini”. Inimmaginabile solo una manciata di anni fa che si proclamasse una scala di gerarchia del genere, ché anzi quasi ci si vergognava a fare il rosé, giudicato urbi et orbi tutt’al più un giocattolo o un completamento di gamma, mica “roba seria”. Invece far vini in rosa è roba serissima, perbacco, e qualcosa si muove, dunque.

Piacevole è stato anche assaggiare – pardon, bere – il top di gamma dei due rosé di questa realtà lucchese. Si chiama Le Cicale ed esce sotto l’igt Toscana.

Ora, io dico che non servirebbe neppure leggere l’etichetta che dice il nome dell’igt per capire che questo qui è un rosato toscano fatto col sangiovese (con l’aggiunta minima di qualche uve bianca a complemento, leggo). Non servirebbe perché appena lo porti al naso dici che è sangiovese, perbacco, ed è un sangiovese che parla toscano, per l’appunto. Alla faccia di chi ancora pensa che i rosé non possano esprimere territorialità. Io dico che basta che siano fatti bene, come primi vini e non come vini di risulta, e la territorialità la esprimono, se si possiedono vigne, vitigni e territori vocati per il rosato.

L’affinamento è avvenuto in legno, e non sembri un’eresia e nemmeno si pensi che vi sia concia da falegnameria. Nossignori, il legno non s’avverte, ma il frutto si amplia, restando però croccante, e la struttura se ne avvale senza cedere all’opulenza, e la freschezza, ben presente ed equilibrata, offre costante slancio.

Insomma, un bel rosato, che, certo, sarebbe andato bene nei giorni di calura estiva, ma che credo darà ancora di più nei mesi a venire, e sulla tavola natalizia potrebbe essere di grande soddisfazione, come del resto mi conferma il riassaggio ventiquattr’ore dopo la stappatura (test probatorio, a mio parere, sul potenziale ancora non espresso). Perché anche questo pregiudizio del rosé per la sola estate si sta lentissimamente sfatando e i più avveduti han preso, come s’usa dire, a destagionalizzarne il consumo. Per avveduti intendo quelli che non rinunciano al piacere del sorso tiranso su barriere basate sui colori del vino. Il vino è vino, a prescindere dal colore, dalla struttura, dall’annata, da quel che volete: basta che sia ben fatto e che esprima un’idea di terroir.

Toscana Rosato Le Cicale 2016 Fattoria Sardi
(89/100)


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