Trentino, un “no” all’aumento del Pinot Grigio

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Pare che nella seduta del 16 febbraio scorso il consiglio di amministrazione del Consorzio di tutela dei vini del Trentino abbia approvato l’aumento delle rese delle doc Trentino e Valdadige Pinot Grigio da 140 a 150 quintali per ettaro. Dico “pare” perché non ho documenti ufficiali al riguardo. Ho però un comunicato nel quale l’associazione dei Vignaioli del Trentino si scaglia contro questa decisione. Annunciando battaglia nel corso dell’assemblea del Consorzio prevista per il 27 febbraio. È infatti all’assemblea che spetta deliberare sulla proposta di modifica del disciplinare.
Secondo la nota che ho ricevuto, i Vignaioli del Trentino si oppongono all’ipotesi di incremento delle rese ammesse per ettaro per tre ragioni.
La prima è che “l’aumento delle rese causa una riduzione della qualità del prodotto. Recenti studi condotti da Nomisma hanno evidenziato come già la doc Trentino si collochi all’ultimo posto nella percezione qualitativa dei consumatori italiani e al penultimo posto in quella dei consumatori stranieri”.
La seconda ragione esposta dai Vignaioli è che “questa proposta è in evidente contraddizione con l’obiettivo del Consorzio di valorizzare il marchio Trentino, così come è in conflitto con la volontà di promuovere il Pinot Grigio Trentino come vino di montagna di qualità. Scelte produttive come queste sono totalmente incoerenti rispetto alle politiche di  promozione che il Consorzio stesso dovrebbe perseguire per aumentare la reputazione del marchio”.
La terza contestazione è che “dal punto di vista tecnico, la varietà Pinot Grigio non sopporta rese così alte: ne deriva quindi, oltre ad una produzione di bassa qualità, una maggior possibilità di contraffazione del prodotto”.
Il presidente dell’associazione, Lorenzo Cesconi, dice così: “la nostra Associazione chiede da anni con forza l’adozione di politiche per rafforzare il marchio Trentino e per promuoverlo quale garanzia di qualità, nella consapevolezza che il brand territoriale è più importante dei vari brand aziendali. La scelta fatta dal CdA del Consorzio, cioè produrre di più per vendere a prezzi più bassi, porterà invece ad un’ulteriore svalutazione del Trentino, come marchio e come territorio”.
La presa di posizione del gruppo di produttori trentini continua così: “Noi Vignaioli siamo convinti che la competitività del vino trentino deve fondarsi su qualità, territorialità e riconoscibilità”. E viene annunciato che il “no” all’auento di resa del Pino Grigio sarà ribadito in assemblea.


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