I Tuxedomoon e il Cirò “in levare”

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“Adeguarsi al mercato e morire dentro oppure continuare a suonare quella musica inconsueta, a imbottigliare vini diversi, per sentirsi felici e continuare a sperare?” Lo scrive Giancarlo Rafaele nel libro “Il Grande Viaggio nel Vino Italiano”, Slow Food Editore, narrando la storia di Francesco Maria De Franco e del suo Cirò ‘A Vita così diverso dagli altri, un Cirò “in levare” come lo definisce, anomalo e controcorrente, quasi avanguardista. Un Cirò “suonato” tra le  vigne senza curarsi troppo di chi lo ascolta.
Quella di Francesco Maria è una di quelle scelte che spesso la vita ci pone davanti e che mettono a dura prova il nostro io più intimo. Scelte che sono spesso fonte di preoccupazioni e pensieri cupi ma che nel contempo, sono capaci di donarci quel senso assoluto di indipendenza e quella sensazione di libertà che danno valore alla nostra esistenza.
Leggo queste righe di Giancarlo il giorno dopo aver visto a Milano il concerto dei Tuxedomoon, band cult post punk californiana di inizi anni ottanta e come al solito nei miei pensieri vino e musica si fondono.
I Tuxedomoon nascono nel 1977 e appartengono a quei gruppi della scena Freak di San Francisco cosi pregna di cultura e sperimentazione. Alla fine degli anni settanta a “Frisco” era possibile vivere con pochi soldi, questo consentiva agli artisti di condividere vecchie ville vittoriane o magazzini svuotati per generare ogni forma d’arte libera. Su questo terreno culturalmente fertile fa crescere gruppi come The Residents, Tuxedomoon, Factrix, Chrome, The Sleepers, Flipper.
Da adolescente mi nutrivo di questa musica alternativa surfando tra le onde del “famolo strano”. Era la moda del momento, il periodo Post Punk e della New Wave, periodo in cui si doveva andare fuori dagli schemi armonici per far vibrare le corde dell’emozione.
Ho seguito per tempo il movimento che poi si è in parte disciolto in parte nella musica elettronica e in parte nel Grunge. Certo non avrei mai pensato di leggere tra i tour italiani  del 2016 il nome dei Tuxedomoon, è stato un po’ come vedere l’ombra di qualcuno che esce dal deserto, e scoprire con gioia che ce l’ha fatta! I Tuxedomoon sono riusciti a sopravvivere coerenti e dissacranti fin qui.
Un concerto incredibile quello di Milano capace di coinvolgere un pubblico non solo dai capelli argentei, con suoni armonizzati su dimensioni diverse. Una grande performance di musica contemporanea, viva, fresca e credibile nessun minestrone allungato, tutto autentico. Non è facile per chi proviene da quel periodo musicale riuscire ad arrivare dopo tre decenni cosí intellettualmente integri e musicalmente attuali, attraverso un percorso tutto personale che per sua natura non riesce a scendere a compromessi.
La musica di Steven Brown, Peter Principle e Blaine Reininger, e Bruce Geduldig recentemente scomparso, sostituito oggi da Luc van Lieshout, era allora molto scomoda per certi versi. Avanguardista e a tratti provocatoria, ha rischiato di perdersi nel mare della sperimentazione come spesso accade in questi casi. Invece sul piccolo palco del Black Hole di Milano la band è riuscita a proporre un suono asciutto e maturo, l’evoluzione del lavoro fatto agli inizi degli anni ’80 .
Sono scelte non facili, che non si pongono mai l’interrogativo di cosa possa pensare il mercato perché toglierebbe la spontaneità, la purezza e l’identità del proprio lavoro. Non è facile, in ballo c’è la sopravvivenza e l’indipendenza e la serenità economica. Di fatto non è la band che va in cerca del mercato ma il contrario. Sarà sicuramente un mercato più piccolo, fatto di pochi numeri e di logiche e ritmi diversi. Difficile, ma questo è il prezzo che si deve pagare in cambio della felicità. Cosí come produrre il Cirò di ‘A Vita raccontato da Giancarlo Rafaele autore calabrese legato alla sua terra e ai suoi vini non sempre facili, figli di un sole generoso, di una terra autentica, legati ‘A Vita.
Ascoltare:
Half Mute
Degustare:
‘A Vita Cirò Rosso
‘A Vita Cirò Rosato


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2 comments

  1. Giancarlo Rafele Rispondi

    Bello 🙂

  2. Parolin Carlo Rispondi

    Come di solito mi lascio andare ai ricordi, è la nostra età che dirige i percorsi fatti, che tuona imperterrita: questa musica l’ho anche ballata, l’ho ascoltata e mi ha emozionato, se oggi dovessi abbinarla ad un vino non ho dubbi aprirei una Ribolla di Radikon