Tre Soave del 2018 e sei 2017 da mettere nel calice

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Ventun vini non sono molti per poter dare un’idea precisa di un’annata, e dunque occorre il beneficio d’inventario. Comunque era questo il numero dei campioni del Soave del 2018 in degustazione alla cieca al recente Soave Versus. Dunque su questi devo soffermarmi, e dico che, almeno in apparenza, mi si è confermata l’idea abbastanza scontata che avevo, ossia che la 2018, così produttiva, così carica di uva, non è stata una grande vendemmia a Nord Est. Così, ecco che qualche vino mi si è disvelato nel calice un po’ semplice e magari un po’ verde. Resta il fatto che non sono mancate – come sempre accade – le punte qualitative, e in particolare sono tre i Soave del 2018 che più di altri mi hanno colpito e che metterei subito nel calice.

Più appagante l’assaggio dei trentatrè Soave del 2017 (compreso qualche Superiore) ugualmente proposti (alla cieca) al Versus, figli di una vendemmia meno produttiva (ricorderete il freddo improvviso di aprile, che portò gelate in molte vigne al Nord), e soprattutto beneficiari di un maggiore affinamento. Devo dire che se questo ritardo nell’uscita in commercio dei Soave fosse un trend che si consolida non potrebbe che essere una scelta che porta beneficio alla denominazione, soprattutto ora che il nuovo disciplinare ha delinato una trentina di “cru” che in Italia, con astrusa nomenclatura burocratica, vengono detti “uga”, ossia unità geografiche aggiuntive. Ebbene, tra i 2017 sono stato particolarmente impressionato da sei vini, e guarda caso due sono delle stesse aziende che mi hanno colpito per i vini del 2017.

Ne accenno qui di seguito.

I miei Soave del 2018.

Soave Castelcerino 2018 Filippi. Se il Soave deve esprimere l’anima vulcanica della garganega, be’, questo è il Soave perfetto. Sulfureo a tratti, ha slancio e grinta. Floreale, agrumato, croccante di nettarina, succoso di nespola. (94/100)

Soave Classico Tovo al Pigno 2018 Corte Mainente. Floreale, tracce di mentuccia, fruttino che schiocca. Scattante, nervosetto. La beva è rinfrescante. Il finale, di bella persistenza, è piacevolmente asciutto, lievemente tannico perfino. (88+/100)

Soave La Capelina 2018 Franchetto. Di primo acchito può sembrare esilino, ma presto si mostra invece dotato di allungo, di dinamicità. Convince per la sua florealità intersecata da vene lievemente officinali. Ed ha un bel sale. (88+/100)

I miei Soave del 2017.

Soave Classico Vigne del Tenda 2017 Corte Mainente. Quando avverto all’olfatto questa pulizia, questa eleganza, so che troverò nel calice un bianco “serio”, e così è stato. Sale, freschezza, enorme bevibilità, armonia fruttata e floreale. (92/100)

Soave Pantagruele 2017 Cantina Martinelli. I Martinelli imbottigliano solo dal 2017. Così come un anno fa mi era piaciuto il loro Soave Il Gigante, ora ecco tra i miei top il Pantagruele, sempre del 2017. Un consistente, denso, sapido omaggio alla garganega. (91/100)

Soave Pressi Calcare Rosa 2017 Antica Corte. Il Calcare Rosa di Antica Corte (una delle new entry dell’ultima manciata d’anni nel mondo del Soave) mi si conferma tra le etichette di punta della denominazione. Bene! Un bianco essenziale per mineralità e sapidità fruttata. (90/100)

Soave Superiore Classico Tufaie 2017 Bolla. Negli anni Sessanta il “Soave Bolla” impose nel mondo lo stile “bianco carta”. Le cose da allora sono molto cambiate (anche la proprietà) ed ecco che sotto il marchio Bolla troviamo un bianco di classe, affilato e minerale. (88+/100)

Soave Vigne della Brà 2017 Filippi. Il marchio di fabbrica di Filippo Filippi c’è tutto, con quella traccia lievemente sulfurea e quella garganega così estrattiva. Le bizze violente del clima hanno un po’ rallentato lo slancio, ma questo resta un gran bel calice. (88/100)

Soave Superiore Classico Ronchetto 2017 Portinari. Agile, citrino, agrumato. Sfodera una pulitissima florealità e una freschezza dissetante, che offre allungo alla croccantezza della pesca nettarina a pasta bianca. Si beve con facilità estrema, ed è una gran bella cosa. (88/100)


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