Tolleranza zero per il silenzio

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Per i pochi che non conoscessero Pat Metheny diciamo che è uno dei chitarristi più originali del panorama Jazz e Fusion esistenti, con la sua musica e il suo carisma riesce a riempire teatri ma anche i palazzetti dello sport. Cosa ci faccia Pat Metheny in una rubrica di Rock forse i puristi del Jazz e pure quelli del Rock se lo chiederanno. Ritengo che musicisti come lui in qualche modo possano rappresentare il punto di fusione tra la chitarra di Wes Montgomery e quella di Jimi Hendrix, pertanto mi piace pensarlo come un chitarrista Jazz dall’anima Rock.
Statunitense, nato nel Missouri ma con anche sangue nativo americano, Pat Metheny è un virtuoso e sperimentatore della chitarra capace anche di varcare quei limiti oltre cui pochi sanno osare.
La sua ricerca lo spinge a fondere stili musicali e sonorità diverse attraverso l’utilizzo di alcuni strumenti insoliti per ottenere vibrazioni sempre nuove. Con il “Synthclavier”, strumento in grado di fondere il calore analogico con la precisione digitale o la chitarra a quarantotto corde prodotta in collaborazione con la liutaia Linda Manzer, Pat compone architetture uniche ed emozionantissime.
Se da un lato è capace di rapire anche le menti più reticenti al Jazz dall’altro da sempre è stato un avanguardista e sperimentatore a volte provocatore.
Zero Tollerance For Silence più che un lavoro Rock si potrebbe definire un atto punk, uno degli album più enigmatici della sua carriera, confesso che il giorno che l’ho comprato, ho pensato subito restituirlo, pensavo fosse difettato. Una miscela di noise e riff chitarristici che si sviluppano in quei 39 minuti e 16 secondi registrati la notte del 16 dicembre 1994 al Power Station di New York davvero inizialmente incomprensibili.
Cosa ci fosse dietro quel disco non l’ho mai capito ma paradossalmente è uno delle opere a cui sono maggiormente legato. Thurston Moore dei Sonic Youth lo definì una delle pietre miliari della storia della musica. Vi assicuro per me fu un trauma inizialmente, eppure, in mezzo a quei fraseggi, pensandoci ora c’erano nascosta parte della musica dei successivi vent’anni. Alcuni pensano che sia stata una reazione dell’autore contro la sua etichetta discografica, una sorta di protesta, dovuta ad alcune divergenze di opinione con i boss, sta di fatto che questo è stato veramente un album incredibile. Già con Song X prodotto con Ornette Coleman, il chitarrista americano si spinse lontano ma questo album fu una cosa diversa.
Ho spesso riflettuto su queste tracce, chiunque è legittimato a rifiutare quella musica, a non comprenderla a criticarla, resta il fatto che Pat Metheny rimane uno dei più grandi chitarristi della storia.
Nel vino le cose non cambiano di molto, accade, a volte, che ci si trovi davanti a vini complessi poco comprensibili, ermetici poco comunicativi. Subito il nostro giudizio cade su di loro tralasciando l’idea che probabilmente è il nostro percorso che non ci consente di entrare in relazione con quelle espressioni sensoriali. Forse però è il caso di fermarci qualche istante prima di lasciarci andare a giudizi eccessivamente affrettati. Il mondo del vino nasconde anche il fascino della scoperta, dietro quei vini si potrebbe celare qualcosa di grande proprio perché non immediatamente manifesto. Anche nel vino esiste una sorta di avanguardia che ci aiuta a leggere le tendenze future, certo senza esagerare e senza che la sperimentazione cada sulle spalle o nel portafogli del consumatore. Ma un po’ di visione prospettica aiuta a vivere il vino in maniera diversa.
Quindi pensiamo prima a giudicare noi stessi e il nostro percorso e poi passare al vino. Poi, e questo deve essere chiarissimo per tutti, per quanta avanguardia sia, il musicista deve andare sempre a tempo. Prendo in prestito da Angelo un faccino ☺
Ascoltare: Zero Tollerance For Silence.


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