Toh, all’estero il Prosecco Rosé ha già i punteggioni

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D’accordo, qui da noi c’è chi ha storto il naso. All’estero non mi pare proprio, e anzi per il Prosecco Rosé cominciano a fioccare i punteggioni. Prendiamo Decanter, la rivista britannica del vino che è nella manciata delle più lette al mondo. Amy Wislocki su Decanter di Prosecco Rosé ne ha recensiti quattordici. A quattro ha attribuito un rating di 90 centesimi. C’è chi farebbe carte false per una valutazione del genere, e non solo tra chi fa bollicine.

“Che cosa ottieni – scrive la wine writer britannica – quando incroci due categorie di vini che godono di un successo stratosferico? Di sicuro un successo ancora più grande. Tra i consumatori, il Prosecco e il rosé hanno avuto un successo talmente grande che sembra strano che la tipologia del Prosecco Rosé sia stata lanciata sul mercato solo adesso”.

Ovvio che tutte le opinioni sono da rispettare, ma credo che queste parole dovrebbe far riflettere i più scettici. Sì, la conosco l’obiezione: il Prosecco Rosé è marketing, viene fatto per il mercato. Bene, allora ditemi qual è il vino che non viene fatto per stare sul mercato. Il problema è che stare sul mercato e avere nel contempo una propria identità non è per niente facile, men che meno è facile piazzandosi in alto nelle valutazioni della critica. Io credo che il Prosecco Rosé abbia già una sua precisa identità e collocazione, che spesse volte sia terribilmente ben fatto e che possa ancora crescere, non solo nei volumi. Inoltre, ho già detto, e lo ripeto, di essere convinto che aprirà la strada a tutti gli altri vini rosa identitari italiani, con le bolle e senza bolle. Perché finalmente in giro per il mondo si saprà che in Italia facciamo anche vino rosa, e lo sappiamo fare, il che non è scontato.

Adesso, le quattro etichette di Prosecco Rosé che hanno avuto novanta punti da Decanter. Sono il Brilla! Extra Dry di Botter, il Brut di Harvey Nichols, che è una private label realizzata dalle premiatissime Sorelle Bronca per questa grossa catena di centri commerciali, il Brut di Ruggeri e il Brut Il Fresco di Villa Santi. Tutti e quattro sono nomi piuttosto importanti del variegato mondo del Prosecco. Il che significa che il Prosecco Rosé viene considerato un affare di quelli seri. Molto seri.

Sono convinto che ne vedremo delle belle, e che stavolta l’Italia possa davvero ambire a star davanti ai francesi. In un ambito che sinora pareva monopolio francese.


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