Togliamo un po’ di polvere al vecchiume del vino

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C’è in giro tanto polveroso vecchiume tra i sedicenti esperti di vino, gente che vive di dogmi palesemente infondati, che non si schioda dalle astrusità apprese da testi obsoleti o altrettanto sorpassati pseudomaestri. Non dico che occorra essere eretici e dare un colpo di spugna alla scuola classica del vino, per nulla. Dico tuttavia che il vino non è religione, e un po’ di sano pragmatismo glielo si deve pur applicare. Altrimenti inutile star qui a lamentarsi che sono sempre meno quelli che bevono vino.

Quali sono gli assurdi riti e i falsi miti che non si riesce a sradicare?

Oh, ce ne sono tanti. Ne cito alcuni.

1. Il vino rosso va servito a temperatura ambiente. Il più diffuso e frustrante luogo comune. Motivo per cui sarebbe lecito e anzi doveroso servire il vino alla temperatura del vin brulè, tenuto en plen air in stanze perennemente caldissime. Col risultato di avere nel bicchiere una brodaglia che brucia olfatto e gusto con le sue esalazioni etiliche.

2. Il vino di qualità è quello chiuso col sughero. Immane scempiaggine che antepone la forma alla sostanza, col risultato d’avere spesso nel calice vini affetti dalle più insidiose deviazioni, quando non i più efferati difetti. Aborrendo invece meravigliose bottiglie chiuse col tappo a vite, viste col fumo negli occhi dal paludato esperto.

3. Il rito della stappatura è uno dei piaceri del vino. Corollario del punto 2. Tipico esempio di approccio fideistico-sacrale, esaltazione massima della forma rispetto alla sostanza. Nel nome della rituale estrazione del sughero si accetta il rischio di buttare nel cesso vini pagati fior di quattrini. Con poco religiose bestemmia annesse.

4. Il vino invecchiato va stappato con largo anticipo o versato nel decanter. Sì, buonanotte, così lo sottoponi a una botta mostruosa di ossigeno che ne devasta il fragile assetto. Come mettere la nonna ottantenne sulle montagne russe. Il decanter serve per i vini giovani, che hanno bisogno di aprirsi e magari di liberarsi dalla solforosa.

5. Mai l’acqua nel vino, mai il ghiaccio nel bicchiere. E chi l’ha detto? Mica siamo sempre a degustare. A volte c’è semplicemente voglia di un sorso che rinfreschi, ma le bottiglie calde o i vinoni oltre quota 14 gradi cosa vuoi che rinfreschino? Dai su, il vino è una bevanda. E non si dica “beviti una Coca Cola”. Non voglio bibite, voglio vino.

6. Il rosso con la carne e il bianco col pesce. E certo, figurarsi, e il rosato è un vino da donne e il passito è un vino da meditazione. Questo è razzismo enoico. Vogliamo finirla con le ghettizzazioni? Beviamo il vino che ci piace con quello che ci piace. Anche perché le carte dei ristoranti mica sono infinite e a volte roba buona ce n’è poca.

7. Un buon vino non può costare meno di 10 euro. Infatti tutti, ma proprio tutti i produttori di vino girano con la Ferrari, da quanto sono ricchi. Dai su, girando l’Italia, magari nelle zone meno alla moda, se ne trovano a centinaia di vini buonissimi che costano, in cantina, meno di 10 euro. E quando dico buonissimi intendo proprio buonissimi.

8. Il vino va degustato nel calice adatto. Certo, degustato. Ma se il calice non ce l’hai a portata di mano, cosa fai, rifiuti di berti del buon vino solo perché hai a disposizione un bicchiere senza gambo? Guarda che là fuori, nel mondo reale, il vino lo bevono nel bicchiere senza gambo. E lo facevano anche tuo nonno e il nonno di tuo nonno eccetera.

9. Nel bag in box ci vanno i vini dozzinali. Se ci metti i vini dozzinali ci sono dentro i vini dozzinali, ma se ci metti i vini buoni ci sono i vini buoni. Il bag in box è un contenitore perfetto per chi intenda bere un vino entro pochi mesi dall’acquisto, spillandolo un po’ alla volta, giorno dopo giorno. Da non confondere col bric, che è altra cosa.

10. Il profumo è l’indicatore più importante del vino. Ok, nel dna abbiamo l’annusata preventiva che serviva agli antenati per evitare di ingerire roba avariata. Ma il profumo in cantina lo puoi aggiustare come vuoi. Il gusto no. Il vino è una bevanda che si beve, mica un liquido per il naso chiuso. Dunque, lo si beva e lo si sniffi meno.


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9 comments

  1. Giuseppe Corbetta Rispondi

    Non condivido praticamente niente ,
    Atteggiamento di sinistra che tende a giustificare tutto ……. il vino rosso freddo fa schifo , il vino bianco con il brasato pure e il vino nei duralex e’ peggio di quello nei Riedel . Purtroppo i nostri nonni tranne qualche nobile , potevano bere nei bicchieri che passava il convento per la sola ragione che erano gli unici .Certo per bere il tavernello va bene anche la cannuccia !!!!
    Senza rancore … e’il mio parere ed e’ un parere da conservatore 😉😉😉😉
    (In ogni caso ogni punto di vista e’ Assolutamente rispettabile in un contesto civile ) un Saluto cordiale

    1. Angelo Peretti

      Angelo Peretti Rispondi

      Ho come la vaga impressione che non siamo d’accordo. In ogni caso, a voler essere davvero conservatori, il vino rosso lo si dovrebbe bere quanto meno fresco perché lo si è sempre bevuto almeno fresco (le cantine sono fresche, il vino stava in cantina), il vino bianco alla stessa temperatura del rosso (le cantine sono le stesse) e i bicchieri, quando c’erano e se c’erano, assai raramente erano di vetro, bensì di ceramica, di stagno, perfino di legno (basta visitare qualche museo per vederlo). Vede che il vero conservatore sono io e il progressista (dunque di sinistra) è lei? Se ci pensa, quel che vado sostenendo è veramente conservatore in quanto ha radici storiche: sono per l’antico e dunque contro il vecchiume. Le confesso una cosa: ho acquistato di recente un taste vin borgognone di un paio di secoli fa per assaggiare (solo assaggiare) alcuni vini quando sono molto giovani. Mi sono detto: se un tempo i cantinieri e i conmercianti il vino lo valutavano così ci doveva essere una ragione. Ebbene sì, avevano ragione. E usavano taste vin diversi per i Borgogna e per i Bordeaux, non a caso. Vede che il conservatore sono io? Solo che oggi a essere realmente conservatori si finisce per essere tacciati di sinistrismo: il mondo è alla rovescia.

  2. mario stramazzo Rispondi

    Punto 10 …e non ci si tappi prima l’una e dopo l’altra narice. Per assecondare chi vuole infilarci la pollitica anche in questo tuo dire, ebbene dico che il rosso, talora, lo chiamo nero; come mio nonno e mio bisnonno. Per questo però non sono un fascista a intermittenza.

  3. rampavia Rispondi

    Vedo che è dura togliere questa polvere. Mi ricordo la battaglia per il bag-in-box di fine anno scorso. O per il tappo a vite. Non molli. La curiosità e l’intelligenza alla fine vincono.

    1. Angelo Peretti

      Angelo Peretti Rispondi

      Grazie mille. Non mollo, certo che non mollo. E cerco anzi di far sì che il vecchiume esca allo scoperto, sentendosi “minacciato”, cosa che sta accadendo puntualmente.

  4. Roberto Goitre Rispondi

    Condivido, ha perfettamente ragione.

    1. Angelo Peretti

      Angelo Peretti Rispondi

      Grazie. Sapesse quante me ne hanno dette alcuni esponenti del vecchiume…

  5. fabrizio Rispondi

    Grazie per aver tolto la crosta polverosa dal vino , condivido tutto .

    1. Angelo Peretti

      Angelo Peretti Rispondi

      Grazie per il sostegno!