The Who! (e La Tâche)

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Londra alla fine degli anni Cinquanta era un ambiente figo dove vivere, era di moda e faceva tendenza. La città d’oltremanica in realtà ha sempre avuto questa vocazione a muovere le coscienze e indirizzare i gusti. Lo abbiamo visto con il vino, di come sia stata responsabile nel tempo dell’evoluzione dei vini di Bordeaux, Champagne e dello Sherry giusto per citarne alcuni. Moda, e Musica non si sono sottratti a questo, Londra segna il passo delle generazioni cercando di essere in qualche modo la prima. Alla fine degli anni Cinquanta, come altre città europee, la città si ricostruisce non solo fisicamente, recuperando gli edifici caduti sotto i bombardamenti della seconda guerra mondiale ma anche culturalmente. Nascono movimenti di controcultura contro gli schemi precostituiti, appaiono le minigonne e la cultura “Mod”  da “Modernism”.
I “Mod” sfoggiavano un loro look fatto di parka verdi, un giubbotto impermeabile con cappuccio, capelli a caschetto e dovevano avere uno scooter italiano o la Lambretta o la Vespa e rigorosamente la Mini come macchina. In questo terreno fertile nascono gruppi musicali tra cui il riferimento per tutti erano gli Who.
Gruppo portabandiera del movimento “Mod” anche se poi sfociano direttamente sul Rock. Il brano più famoso è senza dubbio “My Generation” incisivo e coinvolgente e potente con quell’ostentazione del balbettìo nel cantato che, ancora una volta, arriva a provocare l’idea della perfezione insita nella cultura inglese di quel periodo. La distruzione degli strumenti a fine concerto diventa quasi un atto dovuto, in realtà nasce da un problema avuto da Pete Townshend durante il primo concerto degli Who nel ‘64. Mentre faceva girare la sua Rickenbaker, si stacca casualmente il manico e, preso da uno scatto di ira, decide di distruggere tutta la chitarra. Da li diventò un simbolo e fece una strage di strumenti sul palco, e a lui si unisce anche il batterista Keith Moon con somma gioia dei fornitori di strumenti musicali.
In questo clima di autodistruzione c’è una frase di “My Generation” che senza dubbio sottolinea l’inquietudine di questa generazione: “Spero di morire prima di diventare vecchio”.
Si tratta dell’ennesima provocazione del movimento “Mod” ma che mi fa pensare ancora una volta ad un parallelismo con il nostro mondo del vino. Quanto vecchio deve diventare un vino prima di essere bevuto? La collezione in cantina delle bottiglie serve più da trofeo o ha un ruolo reale? Voglio dire, vale la pena aspettare trent’anni un “La Tâche” per rischiare che sia eccellente o è meglio avere buone probabilità che sia molto buono dopo dieci anni? È pur vero che la recente tournee degli Who passata anche per l’Italia ha dimostrato che i ragazzotti di un tempo ci sanno ancora fare. Forse però è meglio cogliere, come appassionati di vino, l’inquietante messaggio degli Who stappando la bottiglia nel suo momento più bello giusto prima che possa diventare vecchio.
Se c’è una certezza, noi almeno eviteremo di rompere le bottiglie sul tavolo per fare spettacolo!

Ascoltare:
My Generation (intero Album)
Quadrophenia (intero Album)
Live at Leeds (intero Album)
Tommy (intero Album)


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