Testo Unico e registro digitale, è vera innovazione?

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“A Vinitaly porteremo il Testo Unico del Vino; daremo spazio alla discussione presentando il primo pacchetto attuativo. Anche sul registro vinicolo digitale, la sfida è decisiva e va seguita con grande attenzione nelle prossime fasi. È un cambio di prospettiva che dovrà essere un processo collettivo”. Sono parole del ministro delle Politiche agricole, Maurizio Martina. Le ha dette alla conferenza stampa di presentazione di Vinitaly, in programma a Verona dal 9 al 12 aprile.

Ordunque, che il Testo Unico del Vino sia potenzialmente una bella cosa non lo metto assolutamente in dubbio. In questa complicatissima Italia dei mille cavilli e delle millanta burocrazie, qualunque semplificazione è già qualcosa di clamoroso. La speranza semmai è che quel che di burocratico s’è tolto con l’unificazione del quadro normativo non lo si abbia a reintrodurre con i “pacchetti attuativi”. Incrocio le dita e aspetto Vinitaly per avere conferma.

Poi, il registro vinicolo digitale. Non so se il ministro usi Facebook. Perché se lo usasse si accorgerebbe che un po’ ovunque in giro per l’Italia ci sono vignaioli che si lamentano dei malfunzionamenti di quest’innovazione che va peggio dei registri che si compilavano a penna. Per non parlare di dove, nelle campagne, la tecnologia informatica non ci arriva: il digital divide dalle nostre parti è ancora realtà, anche da me, sul “mio” turistico lago di Garda.

Non so neppure se il ministro legga le lettere che gli vengono indirizzate dai medesimi vignaioli, organizzati o meno che siano. Lettere nelle quali in centinaia gli dicono che, appunto, l’innovazione non ha innovato e se l’ha fatto, be’, l’ha fatto male, e la burocrazia continua a dominare, in barba alle buone intenzioni.

Ecco, ministro, li ascolti questi vignaioli e metta a punto la macchina. Questo sì che sarebbe “un cambio di prospettiva” che diventa “un processo collettivo”. Con un aggettivo che mi piacerebbe vederci aggiunto, a quest’ultima definizione: un processo collettivo condiviso. Condiviso, ministro.

Attendo dunque con ansia il Vinitaly, incrociando, ripeto, le dita.

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