Il terreno deve essere vivo, ne dipende il terroir

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“Quando usate i diserbanti, quando trattate la vigna coi fungicidi, coi prodotti sistemici o altro, uccidete la vita microbica intorno alle radici. Non c’è più alcuno scambio fra pianta e batteri, e quindi non c’è più la maggior parte della tipicità legata al terroir. Ecco perché il terreno deve essere vivo”. Lo dice Claude Bourguignon, agronomo, uno dei massimi esperti mondiali sulla vitalità dei suoli. Con la moglie Lydia ha scritto libri fondamentali sull’argomento. Nel loro portafogli clienti hanno aziende di primissimo piano, come il Domaine de la Romanée-Conti, e scusate se è poco.

L’affermazione è presa da un’intervista a La Revue du Vin de France, e in quella stessa intervista Lydia dice qualcosa che trovo ancora più illuminante, ammesso che io la interpreti correttamente. Dice insomma – cerco di sintetizzare – che gli enologi non ritengano che sugli aromi del vino abbiano influenza i metalli presenti nei suoli. Ma secondo i Bourguignon, i metalli sono preziosi per l’azione dei batteri, che senza di questi faticano a produrre gli enzimi che caratterizzeranno poi aromaticamente il vino prodotto in quel particolare terroir. Dunque, il suolo e la sua ricchezza hanno un’influenza enorme sulla complessità del vino. Il che mi porta a pensare – e non è questa l’idea espressa da Lydia Bourguignon – che qualcosa di solido nel concetto di “mineralità” del vino ci sia.

Non sono uomo di scienza, ma mi sa che c’è un universo ancora da scoprire là nel vigneto.


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