Come una tarte tatin che si sfarina in bocca

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Avete presente la tarte tatin, con la pasta brisée che si sfarina sotto i denti e quel frutto che è una sorta di carezza acidulata? Oppure certe tarlettere di pasta brisée coi fruttini di bosco o le fettine di pesca, ce le avete presenti? Ecco, pensavo a questi (per me) ghiottissimi dolcetti quando assaggiavo il Trento Rosé Extra Brut targato Moser (sì, è proprio quel Moser lì, Francesco, il campione della bicicletta, l’azienda è sua, anche se adesso ne ha lasciato la guida ai giovani di famiglia). Ci pensavo – attenzione – non perché ci sia dolcezza, in questo vino tridentino, ma proprio per quella burrosa farinosità e quell’asprigna fruttuosità, che qui ritrovo, e che mi piace di ritrovare. Perfino la bollicina sale nel calice cremosa e insieme sofficemente citrina. Così, subito il primo calice è stato seguito da un secondo e quasi non m’ero accorto di versarmene un altro, contagiosamente.

Se mi trovassi a Trento e avessi voglia di chiacchiere disimpegnate e amicali con qualcheduno con cui sono in confidenza e d’una bolla che le accompagni e vedessi questo vino in carta d’un locale, be’, lo riprenderei senza esitazione. Perché è vino che non alza la voce, che non pretende di stupire ad ogni costo, che dunque conosce la regola fondamentale della buona compagnia. Avvolge muovendosi in punta di piedi.

Tutto pinot nero. Color pastello.

Trento rosé Extra Brut 2015 Moser
(88/100)

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