Tappi, una nuova rubrica su The Internet Gourmet

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Mi sono deciso, ho riunito in un’unica rubrica tutti gli articoli dedicati ai tappi che sono sin qui usciti su The Internet Gourmet. L’ho fatto perché ne ho scritto molto e ho visto che sul tema c’è fermento, che genera discussione, anche accesa. L’ho fatto perché ritengo si tratti di un tema centrale, oggi, nel dibattito sul vino, e dunque penso possa essere di qualche interesse mettere insieme quanto ho pubblicato e pubblicherò.

La rubrica si trova nel menù del sito, ovviamente alla voce Tappi.

In tanti pensano ancora che il problema sia il sentore – la puzza – di tappo che si trova in certe bottiglie. Nient’affatto, quello è solo una piccola parte della questione, e tra l’altro le aziende che producono tappi in sugheri si stanno impegnando per ridurne l’impatto. Il vero problema sono le deviazioni che i sistemi di chiusura, in primis il sughero, inducono nelle singole bottiglie del medesimo vino. Personalmente non ritengo accettabile che acquistando sei bottiglie di un vino mi ritrovi ad avere sei vini anche minimamente diversi, a causa quasi sempre del tappo. Ecco dunque che sto insistendo sul tema, sulla necessità di trovare soluzioni che riducano sostanzialmente queste deviazioni.

Tantissimi altri ritengono tuttora che il sughero sia essenziale all’evoluzione del vino. Non è vero, si tratta di un falso mito. Il vino evolve con qualunque chiusura. C’è abbastanza ossigeno dentro al vino da consentirglielo, e comunque anche i tappi tecnici di ultime generazioni hanno una loro permeabilità, che non è però lasciata alla casualità del sughero. A meno che si ritenga positiva l’ossidazione indotta dalla tappatura, ma l’ossidazione per me è un difetto (salvo nei casi in cui è espressamente voluta prima dell’imbottigliamento).

Altri pensano che stappare una bottiglia chiusa col sughero abbia un che di romantico. Sul romanticismo non discuto, ognuno la vede a modo suo in materia. Personalmente ritengo tuttavia assai poco romantico dover buttare un vino nel lavandino perché in qualche misura alterato dall’effetto della tappatura.

Mi si dice, ma allora tu sei per il tappo a vite. Per ora sì, per ora sono per il tappo a vite, perché al momento mi sembra la chiusura migliore (oltre che più pratica) tra quelle disponibili, il che non vuol dire che sia la migliore in assoluto. Ammetto perfino una certa simpatia per il tappo a corona, ma ci sono altre chiusure alternative che stanno facendo capolino sul mercato, in qualche caso con risultati che mi sembrano piuttosto apprezzabili ma che andranno testati in termini di tenuta nel tempo.

Penso che la ricerca continuerà a fare passi avanti, e anche con rapidità. Spero si arrivi presto a ridurre ai minimi termini le deviazioni generate dai sistemi di chiusura. Il sughero, quello buono, continuerà a essere usato, ma utilizzandone meno si ridurrarnno anche i suoi impatti indesiderati.

Il risultato? Il risultato sarà che il lavoro del vignaiolo non verrà vanificato dagli effetti indesiderati dei sistemi di chiusura e nemmeno verranno vanificati i quattrini dei bevitori.

 

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1 comment

  1. Luca Formentini Rispondi

    complimenti per l’idea Angelo, è sicuramente una questione “soltanto” culturale quella che porta a questa inadeguata resistenza a favore del tappo in sughero anche sui prodotti che da questa chiusura non ottengono alcun beneficio e cioè i vini di pronta beva.
    Resistenza che deriva da un antico modo di classificare la qualità dei vini separandoli tra quelli “tappo a vite” e “tappo in sughero”, vissuto che noi di una certa generazione conosciamo ma che forse alcuni non hanno mai vissuto.
    Ricordo bene quei tempi, quando il dire “è un vino tappo a vite” significava definirlo di poco valore, cioè senza sufficiente qualità per meritare un tappo di sughero.
    Ma quei tempi sono andati, sono ormai davvero lontanissimi.
    Chi li ha vissuti dovrebbe avere la maturità per capire che è tempo di staccarsi da queste inutili – e dannose – resistenze e lasciare che finalmente la qualità del vino si valuti da quello che è contenuto nella bottiglia e non da come si presenta la confezione.