Syrah quel che Syrah

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Varietà emblematica della Côte du Rhône Nord, e delle denominazioni Côte-Rotie e Hermitage in particolare, la syrah si è adattata a molte regioni viticole del mondo per la sua personalità spiccata e riconoscibile. Nel Nuovo Mondo si trova piantata soprattutto in Australia e in California, ma possiamo affermare che non ci sia zona nella quale non siano presenti almeno pochi ettari di questa uva. Con i miei più fidati degustatori abbiamo messo a confronto alcune delle bottiglie più interessanti di Francia con altre dell’Australia e della California. Il racconto degli assaggi è qui di seguito, a partire dal vino undicesimo classificato.

11° classificato: Beringer Vineyards, Shiraz California 1999. Naso verde, vegetale, menta e un po’ di arancia. Monocrode, secca nel finale per l’uso del legno. (78/100)

10° classificato: Jean-Michel Gerin, Côte Rotie Champin Le Seigneur 1999. Evoluto, animale, note di caffè e cicoria che rimandano al vegetale. Cappuccino, cuoio, spezie. Potente e lungo, ha un bel tannino ma resta prevedibile e non cambia marcia. Finale di cenere. (81/100)

9° classificato: Bonnefond, Côte-Rotie 2006. Colore giovanile, naso animale e di pepe bianco. Poi menta, carne e legno tostato. Fresco, è purtroppo massacrato da un uso troppo disinvolto del legno. Al palato l’acidità va per conto suo e restano le sensazioni del rovere, la crosta di pane, il caffè, il tostato forte. Troppo semplice per resistere a una vinificazione così invadente. (82/100)

7° classificato: Penfold’s, Kalimna Bin 28 Australia Shiraz 1995. Accanto al legno ci sono spezie, pepe in particolare, e menta. Una versione moderna, con frutto e freschezza e anche una certa eleganza. Al palato si rivela più semplice, forse non ha la complessità dei migliori, manca di lunghezza e pare ricalcare uno schema produttivo ben preciso. Manca insomma di qualcosa, teniamo presente però che si tratta di un vino piuttosto economico. (85/100)

7° classificato: Faurie, Saint-Joseph 2005. Colorato, moderno e minerale. Viola, pepe, olive, formaggio e una nota di gomma bruciata che però si trova in molti vini di questa regione, forse amplificata dalla vinificazione in legno. Peccato l’eccesso di rovere che conduce a un finale asciugante e troppo tannico, che contrasta con un palato generalmente più gentile e vinoso. Manca di complessità. (85/100)

6° classificato: Alain Graillot, Crozes-Hermitage La Guiraude 2001. Profondo e minerale, fine, ha una complessità da fuoriclasse. L’affinamento in legno è gestito con intelligenza. Elegante, ha uno degli sviluppi più profondi del lotto. Al palato i tannini sono sottili anche se non tra i più definiti. Note di cacciagione, oliva, capperi, salame e pomodoro bagnato nell’olio. Siamo decisamente vicini al sud della Francia. Termina sulla violetta e su note minerali, si beve benissimo. (89/100)

5° classificato: Domaine Gauby, Côtes du Roussillon Villages La Muntada 2002. Una certa evoluzione verso dei toni tostati e di frutta secca. Cuoio e liquirizia. Si ha l’impressione che il vino non sia ancora al suo apice evolutivo, che abbia bisogno di tempo per integrare il legno. Si apprezza comunque la sua grande eleganza, che accompagna una potenza mai fine a sé stessa. Finale tra acidità e frutto, molto lungo. (90/100)

3° classificato: Cave de Tain l’Hermitage, Hermitage Gambert La Loche 1999. La maggiore potenza si traduce con un senso di chiusura e mineralità. Si percepisce comunque la profondità del liquido. Bocca di grande impatto, potente e sferica, anche se maggiormente sviluppata in larghezza. Si distende bene nel finale, con dei tannini bellissimi. Finale di prugna e tabacco, e note più viscerali di fegato, sangue, ferro e uovo. Muscolare. (91/100)

3° classificato: Thierry Allemand, Cornas Chaillot 1999. Ha un colore giovane. Naso di menta, fiori, cacao e pepe bianco, si direbbe quasi didattico. Anche se i tannini richiedono ancora della pazienza, si conferma un grande vino per la sua lunghezza. Al palato si notano la carne, il carbone, delle note marine e di fagiolo. Si allunga senza allargarsi troppo, resta etereo ed elegante, senza mai voler dimostrare la sua potenza. (91/100)

2° classificato: Whynn’s Connawarra Estate, Connawarra Shiraz 1996. Una bella sorpresa. Profondo e aperto, è minerale e speziato, poi arrivano la liquirizia, il lardo e le erbe. Un vino cangiante che non si svela subito ma solo col passare dei minuti. È il vino più godibile e diretto, divertente e facile per certi aspetti. Fruttato, minerale, si sentono le fragole e la rosa. Bella acidità che riporta sul binario la dolcezza del frutto. Edonista. (92/100)

1° classificato: Jean-Louis Chave, Hermitage 2006. Un produttore che conferma la sua statura anche in degustazione alla cieca. Profondo, minerale, fine e complesso, completo. Caffè, liquirizia, balsamico, ha una densità enorme e riesce al tempo stesso ad essere fine. Si segnala per una lunghezza minerale ricca di sapidità e dal tannino quasi rabbioso. Un tocco di bocca da fuoriclasse, una profondità fenomenale. Chapeau. (99/100)


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1 comment

  1. aldo gandolfi Rispondi

    Non poteva essere che finiva cosi’- Chave vince sempre. e Facile. anche in annate minori. saluti.