Sul Groppello di Breganze

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La bottiglia di Groppello di Firmino Miotti, vignaiolo di Breganze, nel Vicentino, l’avevo dimenticata in fondo alla cantina. Veniva da un’ormai remota degustazione. Vendemmia 2007. Mi son detto: apriamola. L’ho aperta e mi ha fatto pensare. Vino di quelli che solleticano la testa, oltre che il gusto.
Quando dici Groppello è difficile capirsi. Ci sono vigne di groppello, nelle varietà gentile e di Mocasina, sulla riva lombarda del lago di Garda, in Valtènesi. Eppoi c’è qualche vigna di groppello a Revò, in Trentino, ma è altra cosa. Da qualche tempo è saltato fuori dall’oblio anche questo groppello nella provincia di Vicenza, e credo sia altra cosa ancora.
Penso che il nome derivi da un aggettivo veneto, ‘ngropà, che significa annodato strettamente, o dal suo verbo correlato, ‘ngropàr, annodare. Sul sito di Miotti si dice che pare che “il nome abbia una derivazione veneta dal verbo ‘ingropare’ cioè legare le gengive, dovuta al fatto che il vino presenta con una  spiccata  tannicità”. La mia opinione è diversa, e cioè che le viti groppelle fossero quelle a grappolo serrato, non spargolo. Grappoli di uva ‘ngropà, dagli acini legati strettamente uno all’altro.
I Miotti rivendicano ad ogni buon conto antica origine per l’uva di groppello di Breganze. Lo fanno ricordando i testi raccolti da Gian Maria Varanini e Gloria Maroso nel volume “Vite e vino nel medioevo da fonti veronese e vicentine”. La fonte è attendibilissima, ché Varanini è uno dei maggiori storici del territorio veneto. È dunque noto che la presenza del groppello sul territorio di Breganze è attestata già nel Trecento. C’è anche un ditirambo settecentesco di Aureliano Acanti a fare una descrizione in versi delle qualità del groppello presente intorno a Breganze.
Vabbé, io mi sono trovato per le mani una bottiglia del Groppello di Firmino Miotti del 2007. Sotto l’igt Veneto, ché non c’è doc vicentina che preveda la varietà.
Colore granata. Il naso, da subito, m’è apparso chiuso, ostico, tra l’oliva nera in salamoia e l’acqua marina stagnante. Ma è stata questione di un paio di minuti, e poi ecco affiorare, netti, la buccia d’arancia candita, anche la scorza d’arancia amara, eppoi il chinotto, il chiodo di garofano. Affascinante mix.
In bocca, ecco, insieme, ambedue in rilievo, tannicità e freschezza e un che di sale capace di dare beva e allungare la persistenza. L’alcolo, che pure è a 14 gradi, non l’avverti neppure. Niente male, perbacco, niente male.
Ora, se dovessi dare un voto, un giudizio a un vino del genere, cosa potrei decidere d’assegnare? Difficile, molto difficile. Ché è un vino che non ha termini di paragone. Un vino che parla alla bocca e anche alla testa, e raccomnta una storia su, solo sua.


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1 comment

  1. Sebastiano Rispondi

    Caro Angelo, Posso solo dirti che tra il 1985 e il 1990 ho acquistato e assaggiato più volte un Groppello di Breganze. POichè la frequentavo, probabilmente lo produceva la Cantina Beato Bartolomeo, ma non ho altri ricordi o riscontri. Non caro, era francamente piacevole , un bel vino da pasto, senza spigoli, in equilibrio tra tannicità e morbidezza. Poi è sparito, con un po’ di stupore da parte mia, e non ne ho più sentito parlare. Più tardi ho provato il groppello del Garda, quando nacque questa DOC, che però non sembrava neppure parente di quello che ricordavo. Quel groppello breganzese avrebbe meritato più fortuna e meno oblio. Chissò se quello di Firmino è l’unico rimasto…. Bisognerà che faccia un salto