Il sughero ha vinto e tu, caro bevitore, hai perso

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“Il sughero ha vinto la guerra dei tappi. Tu hai perso”. Titola così – o meglio, in inglese, “Corks Won the Closure War. You Lost” – un post di Mitch Frank sul suo blog all’interno del portale di Wine Spectator. Insomma, vince il sughero e perde chi beve, questa la sostanza, e chi mi conosce sa che sono (purtroppo) d’accordo.

Il pezzo parte, guarda caso, dall’Italia e dalla testimonianza di un produttore che ha tentato la strada del tappo a vite ma ha fatto marcia indietro perché “i clienti hanno rifiutato il cambiamento”, questa la spiegazione. Commento tipico, osservo, di vari produttori italiani.

A sentire questa cosa, Mitch Frank non ha avuto dubbi: “Per me era chiaro. La battaglia su come imbottigliare il vino era finita. Avevano vinto i tappi in sughero. E questo significava che tu ed io avevamo perso”.

A favore del sughero s’è schierata perfino una ricerca di un professore universitario, a dire il vero finanziata dall’associazione degli industriali portoghesi del sughero, che ci ha spiegato che, stando a un suo esperimento, quando un consumatore sente il rumore del tappo in sughero mentre lo si cava dalla bottiglia, il vino gli sembra migliore.

“Dunque – scrive ironicamente Mitch Frank – ecco qui il mio esperimento. La prossima volta che comprate un vino chiuso col tappo a vite, mentre lo svitate, cantate una canzoncina – come foste un cantante d’opera, una star della musica country o un cantante di jodel, quel che preferite (per parte mia, proverò a cantare come Otis Redding e so che fallirò). Qualcosa come “Questo vino non sa di Tcaaaaaa!” o “Questo vino saprà di quello che doveva veramente sapereeeee!” E non alzate bandiera bianca”.

Va bene, ci si può provare. O meglio, no, non ci provo: che il tappo a vite sia meglio del sughero mi è molto, molto chiaro.


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9 comments

  1. luca faggioni Rispondi

    sono d’accordo

  2. Andrea Rispondi

    Sono appena rientrato da un viaggio in Nuova Zelanda dove ho avuto modo di parlare con produttori, giornalisti e rivenditori. Da loro ormai anche i grandi rossi da invecchiamento devono andare in tappo a vite e detestano il sughero. Non c’è via di discussione. Se una bottiglia sa di TCA non è colpa del tappo ma del produttore che ha fatto una scelta sbagliata.
    Qua invece se fai una docg con tappo a corona lo devi declassare perché “il disciplinare non lo prevede”. Ha vinto il sughero.

    1. Angelo Peretti

      Angelo Peretti Rispondi

      Grazie per la testimonianza. Concordo, se una bottiglia sa di tca la colpa è del produttore: il difetto dipende infatti da una sua scelta. Lo stesso dcasi se una bottiglia è deviata organoletticamente a causa del tappo. Il problema è che quasi mai il produttore paga per questa responsabilità nel caso di acquisto diretto da parte di privati, che aprono il vino a distanza di anni e di chilometri e dunque non hanno alcuna possibilità di resa della bottiglia difettosa.

      1. Andrea Rispondi

        Per non parlare di quella tremenda sensazione che si ha quando si stappa una bottiglia custodita gelosamente in cantina per qualche anno, con aspettative indicibili, e la si deve scaricare nel lavandino perché imbevibile. Roba da richiesta di danni morali.
        Scherzi a parte il vero problema non è il TCA a mio avviso, perché quello è facilmente riconoscibile e tutti riescono ad incolpare il tappo. Il vero problema è la miriade di interferenze olfattive e gustative che non sono immediatamente associate a cessioni del sughero e che finiscono per sembrare difetti di produzione del vino da parte del produttore, che magari fino all’imbottigliamento invece ha fatto un lavoro egregio.
        Per chi fa spumanti ovvio quello della chiusura è un problema molto più vincolante, ma se facessi vini tranquilli non esiterei ad utilizzare lo “screwcap”.

        1. Angelo Peretti

          Angelo Peretti Rispondi

          Totalmente d’accordo.

  3. Stefano Menti Rispondi

    buongiorno Angelo, buon anno nuovo e auguri di buon compleanno visto che siamo molto vicini al giorno che fu.

    La nostra azienda, grazie anche ai tuoi consigli e stimoli, adotta in toto il tappo a vite dalla vendemmia 2013, anche sui vini passiti, eccezion fatta per spumanti e frizzanti.

    Iniziammo come sperimentazione, imbottigliando lo stesso lotto sia con tappo sughero che vite, confrontammo organolètticamente e analiticamente i prodotti, ed optammo senza alcun indugio per la “capsula” a vite.

    Sono sicuro che alcuni consumatori non sono ns. clienti a causa di questa chiusura, ma allo stesso tempo vendiamo tutto il prodotto, sia a marchio Menti che attraverso il progetto Garganuda di cui è titolare mio fratello Andrea Fiorini.

    E’ stato comunque un lavoro costante di comunicazione, che continua tuttora e che prontamente esplica le ragioni della ns. scelta.

    Penso personalmente che chi abbandona questa scelta, lo fa soprattutto per pigrizia, mancanza di determinazione nel perseguire i propri progetti e scelte.

    1. Angelo Peretti

      Angelo Peretti Rispondi

      E non mi pare che le vostre vendite siano crollate. Se ci si crede si vince, non c’è dubbio, e voi lo dimostrate. Se non ci si crede, ci si arrende alla prima difficoltà.

  4. Elvidioo Alessandri Rispondi

    Sig. Peretti, mi ha convinto. Stavo per fare un esperimento con tappo a vite per un vino bianco, ma il suo articolo mi ha fatto fare marcia indietro!

    1. Angelo Peretti

      Angelo Peretti Rispondi

      E sbaglia. Il tappo a vite è infinitamente meglio del sughero. Provi, anche se farlo capire agli italiani sarà difficile.