Stessa zona, stessa uva, che senso ha avere doc e igt?

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Lo spunto per la provocazione – perché di vera provocazione si tratta – che vado a proporre me l’ha dato un vignaiolo romagnolo, Gabriele Succi, dell’azienda agricola Costa Archi, che sta a Castel Bolognese. Commentando un post su Facebook domandava così: “Ma nel 2019, ha ancora senso una doc dove c’è indicato il nome di un vitigno e la igt corrispondente allo stesso territorio, che riporti il nome dello stesso vitigno?”

La mia risposta è che no, non ha alcun senso. Anzi, è devastante, perché ci sarà sempre la cannibalizzazione di quote di mercato del vino che costa di più da parte del vino che costa di meno, in genere dell’igt a discapito del doc. Del resto, la moneta cattiva scaccia quella buona, no?

Io mi spingo più in là, e mi chiedo se abbia senso avere le doc “varietali”, quelle cioè che mettono enfasi sul vitigno più che sul territorio. In linea generale, penso che sia stato un clamoroso errore costituire le doc varietali e che sia un errore ancora più grave insistere nel farlo, come invece continua ad accadere. A mio avviso, le doc dovrebbero sempre e comunque essere territoriali, dovrebbero cioè avere il nome di un territorio: Barolo è Barolo, non serve parlare di nebbiolo, e questo pare chiaro a tutti, credo. Mentre le igt dovrebbero essere varietali, dovrebbero cioè valorizzare il vitigno, aprendo diversi spazi di competizione. Ormai il reticolo di doc e di igt è così fitto da risultare impossibile dipanarlo, ma almeno non lo si infittisca ulteriormente e, nel limite del possibile, si cerchi di districarlo.

Temo tuttavia che sia un auspicio vano. Purtroppo, tornare indietro non mi pare possibile e sono rarissimi i casi illuminati nei quali si sia rinunciato ad enfatizzare il nome di vitigno in favore del nome di territorio: il Nizza, che ha smesso di parlare di barbera, pur essendo fatto con l’uva di quella varietà, è uno dei casi più virtuosi. Mi auguro che chi, come il Nizza, fa questa scelta, abbia un successo tale da convincere altri ad andare nella stessa direzione.


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2 comments

  1. Maurizio Rispondi

    Headline di una campagna consortile per una docg: My name is Barbera. Per proseguire con l’inglese: no comment.

    1. Angelo Peretti

      Angelo Peretti Rispondi

      E “no comment” è già un commento in sé. Che condivido.