Sostenibile è diventato meglio di biologico

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D’accordo, c’è una svolta “green” in giro per il mondo dei bevitori di vino, soprattutto fra i giovani, ma sembra esserci più interesse a sapere che quel tal vino sia “sostenibile” rispetto a sapere se è “bio”. Lo dimostrerebbero una ricerca condotta da Wine Intelligence su duemila consumatori americani di vino, tre focus group allestiti sempre negli Stati Uniti e alcune indagini realizzate in Canada, Svezia e Regno Unito. Lo leggo in un articolo di Thomas Pellechia su Forbes: “Survey Of Wine Consumers Says Sustainability Takes Precedence Over Organic“, l’indagine tra i consumatori di vino dice che la sostenibilità ha la precedenza sul biologico.

D’accordo, la linea di confine tra “sostenibile” e “bio” può sembrare sottile, e si potrebbe argomentare che anche il “bio” è sostenibile. Ma non è questo il punto. La questione, come scrive Pellechia, è che “la sostenibilità è una filosofia agricola che porta a realizzare misure di protezione nella coltivazione che riducano i danni all’ambiente”. Insomma, non è solo un protocollo di pratiche agronomiche o enologiche. Che sia questa una delle prime vere e più rilevanti conseguenze del dibattito sul tema del vino “naturale”, mi chiedo? Può darsi di sì, può darsi di no: bisognerebbe approfondire ulteriormente.

Il fatto è che a sentire Wine Intelligence “nel mentre il vino biologico è più universalmente compreso, il vino prodotto in maniera sostenibile ha la più alta considerazione nelle future prospettive di acquisto”.

Mumble mumble, bisogna proprio rifletterci.


1 comment

  1. Nic Marsél

    Se il biologico è quello che descriveva già nel 2006 Michael Pollan nel suo “dilemma dell’onnivoro” ovvero monocoltura intensiva, va da sè che non è sostenibile su larga scala. Non è un problema del vino ma dell’agricoltura. Se davvero esiste questa consapevolezza nei bevitori di vino allora stiamo facendo un significativo passo in avanti.

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