Signori, questo è un capolavoro, Le Olive di Pino Ratto

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Ci sono vini che non assomigliano a nessun altro vino per tanti che tu ne possa stappare e bere in vita tua. Ci sono vini che somigliano solo a se stessi, e sono così splendidamente fascinosi che ti viene un senso di nostalgia malinconica quando ci pensi, sapendo che sarà molto difficile che tu ne possa bere ancora e probabilmente impossibile.

Uno di questi vini l’ho avuto nel calice alla Rimessa Roscioli, a Roma. L’ha portato Lidia Carbonetti del Rocco di Carpeneto, ma non è un vino suo. È un rosso che le hanno dato i gestori della Brinca, la spettacolare trattoria di Ne, in Liguria. Fatto con uve di dolcetto, ma era uscito come vino da tavola, fuori da ogni denominazione. Annata 2006. Si chiama Le Olive e a farlo fu Pino Ratto, personaggio sui generis. Di fatto, uno splendende esempio del Dolcetto dell’Ovadese.

Bene. Ora tocca descriverlo con qualche parola. Allora, sappiate che odorava di fumo di camino, salvia, ruta, cenere (tanta cenere), liquirizia, foglie secche, olive tostate, muschio essiccato. Salato, salatissimo, marino. Infinito. Vino grandissimo, di là d’ogni moda, d’ogni ritualità, d’ogni condizionamento. Immortale.

In etichetta è scritto che ne vennero prodotte seimila bottiglia. Vuoi mai che da qualche parte ce ne sia ancora una da aprire? Semmai avvisatemi, ve ne prego.

Le Olive 2006 Ratto
(98/100)

 

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7 comments

  1. Max Cochetti Rispondi

    Grandissimi Dolcetto quelli di Pino e lui era un personaggio meraviglioso. Alle prime edizioni a Fornovo ti perdevi ore a parlare con lui di vino e musica.
    Forse ho uno Scarsi ed Olive 2006 presi a Fornovo 2008 e ci eravamo già accorti che il 2006 era una bomba 😀
    http://www.enotecheamilano.it/2008/11/fornovo-e-sempre-fornovo/

    1. Angelo Peretti

      Angelo Peretti Rispondi

      Wow! Mi piacerebbe poterlo bere di nuovo quel 2006, ma è introvabile.

  2. Nic Marsél Rispondi

    Secondo me ti stai lasciando condizionare dalla storia e dal mito. Personalmente alle “Olive” ho sempre preferito gli “Scarsi” che trovavo un filo più pulito. Del 2006 ne avevo acquistate due bottiglie (per qualcosa tipo 6-7 euro) a La Terra Trema (o forse a quel tempo era Critical wine) , dove era sempre un piacere trovare Pino Ratto per ascoltare le incredibili storie relative al suo passato di musicista. Il vino era sicuramente unico ma (a mio giudizio) piuttosto difficile. Ammetto di aver aver sempre fatto fatica ad arrivare alla fine della bottiglia. Però se solo avessi immaginato come sarebbe finita, ne avrei comprata qualche cassa. Forse è un personaggio che ha contribuito a salvare in maniera determinante (magari senza volerlo) il territorio. Senza di lui magari non sarebbe nemmeno arrivata una Lidia Carbonetti. Vado contro corrente: a memoria, alle Olive di una volta preferisco lo “Steira” di oggi.

    1. Angelo Peretti

      Angelo Peretti Rispondi

      Guarda, Nic, la dizione “farsi condizionare” non mi si addice proprio per niente. E poi confesso che prima di bere quel vino, di Pino Ratto non avevo neppure mai sentito parlare, per cui il condizionamento era, se possibile, ancora più improbabile. Semplicemente, quella bottiglia era in uno straordinario stato di grazia. Succede, per fortuna, che il vino abbia talora un particolare momento di grazia. Bisognava essere lì in quel momento, con quel vino di quella bottiglia nel calice.

      1. Nic Marsél Rispondi

        Avrei dovuto scrivere “influenzare”, sbagliando comunque 🙂 In ogni caso non intendevo attribuire alla cosa una valenza negativa. Io mi faccio condizionare anche quando non dovrei perchè non sono una macchina e al contrario provo sentimenti. Ho anche detto che col senno di poi, considerando l’abbandono delle vigne e la scomparsa di Pino Ratto, me ne sarei tenuta qualche cassa in cantina. Ma sarebbe stato un ulteriore condizionamento imposto da quanto successo dopo 😉 Così come adesso il mio rimpianto è condizionato da questo tuo 98/100 che non metto minimamente in dubbio, così come la tua indipendenza nel giudizio.

        1. Angelo Peretti

          Angelo Peretti Rispondi

          E io invidio il fatto che tu abbia conosciuto quel personaggio e bevuto i suoi vini. Sono arrivato tardi a quest’appuntamento, anche se i vini che hanno personalità sono pazienti.