Si riprende, come la vigna che si ridesta col pianto

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Ho la fortuna di avere un piccolo giardino. Un privilegio, in questi giorni di forzata reclusione domestica. Nel mio giardino ho poche piante da frutto. Un giovane ciliegio che non ha mai dato frutto, ma sta mettendo le gemme. Un albicocco che è in fiore. Una vite da uva rossa, che piange lacrime di linfa. Si stanno risvegliando, così come si risveglia tutta la campagna. I contadini, i vignaioli sono nei campi.

Ho scelto di scrivere di vino, lungo trent’anni e più della mia vita ormai. Mi sono interrogato se si potesse farlo ancora, in questi giorni del dolore. Molti, moltissimi mi hanno esortato, in chiaro o nel privato, a seguitare. Altri hanno ripreso le mie parole e a loro volta hanno invitato alla riflessione. Ringrazio tutti, e non è un ringraziamento retorico. Nei momenti del dubbio, una parola pacata è un dono, una frase pensata è un patrimonio.

Forse sì, forse si deve riprendere. Là fuori, chi lavora la terra non si è fermato. Credo possa essere giusto che non si fermi neanche chi ne racconta, anche se mi è difficile capire che cosa sia veramente giusto, che cosa sia sbagliato, e probabilmente una risposta vera non esiste mai, e men che meno esiste in queste ore.

Ricomincerò, dunque. Finché avrò la forza interiore di farlo.


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