Sì che è buono l’Amarone 2014, Allegrini per esempio

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Quando, nel 2014, con l’uva in vigna, e ancora pioveva e pioveva, c’era stato chi faceva il catastrofista e sosteneva che fosse annata ignobile e che per esempio nella Valpolicella del vino non ci si dovesse neanche pensare a metter via l’uva per far l’Amarone, io invitavo invece a rifletterci per bene, ché la mia idea era diversa. Ritenevo infatti che sulle colline valpolicellesi, là dove c’è maggior drenaggio, e là dove la saggezza e l’esperienza del vignaiolo potevano giocare una carta fondamentale, si potessero tirar fuori vini assai “classici”, con questo intendendo la “classicità” delle origini amaroniste, quando l’Amarone, intendo, non era quella bomba d’alcol e di tannino e di fruttone che è andato diventando dai primi anni Novanta.

Quando adesso mi ritrovo nel bicchiere un Amarone del 2014 come quello di Allegrini, be’, mi autoassegno una pacca sulla spalla (l’autostima va rafforzata, vivaddio) dicendomi che ci avevo visto giusto. Perché la prima cosa che mi sono scritto dopo aver assaggiato questo vino è stato: “comprare”, e io non amo affatto i vini che giocano sulla muscolarità, bensì quelli che inseguono un’eleganza fatta di tonalità più acquarellate che dipinte all’acrilico, per spiegarmi con una similitudine pittorica.

Questo per dire che l’Amarone che gli Allegrini hanno fatto nel 2014 è un vino proprio “classicista” e dunque ha freschezza assai e salinità e complessa, ma per nulla eccedentaria, presenza di frutto macerato e di fiori appassiti e di spezie orientali e d’incensi e di terre boscose e di nuance officinali o forse alpestri e lunghezza e lunghezza. Insomma, sì, mi piace, e col tempo crescerà ancora, suppongo, e durerà a lungo, nuovamente suppongo. Dunque, lo metterò in cantina, a riposare.

Amarone della Valpolicella Classico 2014 Allegrini
(90+/100)

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