Quando serve la soglia ottomila

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E allora, ditemi, siete anche voi, come me, di quelli che preferiscono bere il vino di territorio? Che amano le bottiglie dei vignaioli? Che adorano lo spirito del terroir? Be’ andateci cauti. E imparate una piccola formula matematica. Quella che vorrei chiamare la “soglia 8000”, e poi spiego cos’è e vi tengo dunque ancora un po’ sulla graticola.
Il problema è questo: siamo proprio sicuri che quel tal vino che tanto ci è piaciuto viene proprio dalle uve di quel tal produttore? Per esserne certi, bisogna fare atto di fede. O andare per approssimazione. Perché di uve e di mosti e di vini in cisterna in Italia ne girano, oh se ne girano! Tutto un via vai di vino lungo le italiche autostrade, superstrade, statali, provinciali eccetera eccetera. Dunque, fidarsi è bene, ma…
E allora come ce la caviamo? Facendo uso della “soglia 8000”, almeno per i vini che non siano figli dell’appassimento delle uve, ché lì la formula non funziona.
Fatevi dire quanti ettari di vigneto (in proprietà e in affitto) ha quella determinata azienda e quante bottiglie produce complessivamente. Se dividendo le bottiglie per il numero d’ettari siete sotto quota 8mila, allora è quasi certo che quel tale fa il vino con la propria uva. Se andate oltre, allora magari c’è qualche aiutino (aiutone) esterno.
Mi spiego.
La maggior parte dei disciplinari di produzione ammette all’incirca 130 quintali di uva per ettaro. Mettiamo che mediamente chi fa vino di qualità produca 100 quintali per ettaro. Quelli bravi bravi, nelle zone dove sia oggettivamente possibile, scendono attorno agli 80, ma non dappertutto la vigna accetta rese così basse, e abbassarle troppo il carico d’uva la fa andare in stress, con risultati pessimi dal lato qualitativo. Sapendo che la resa in vino è del 70 per cento, vuol dire che dalle uve di un ettaro di vigneto si possono trarre, a seconda delle rese in uva, fra i 9mila e i 6mila litri di vino: sono le produzioni rispettivamente di chi produce 130 e 80 quintali di frutto (da 100 quintali di uva si ottengono 7mila litri). Dato che le bottiglie sono da tre quarti di litro, vuol dire che se si fanno 130 quintali di uva per ettaro è possibile avere 12mila bottiglie, producendo 100 quintali per ettaro si scende a 9300 bottiglie, a 80 quintali si è intorno alle 7500 bocce. Mediamente, per un vino di qualità secondo me occorre calcolare circa 8000 bottiglie per ettaro, anche in caso di territori e di vini che accettino rese in uva sopra i 100 quintali.
Perché mi fermo a 8mila, mentre ammetto che in certe zone se ne possano far di più? Perché credo sia impossibile che in una qualunque annata tutti, ma proprio tutti gli ettari vitati di un’azienda abbiano dato il meglio di sé: niente siccità, niente malattie, niente grandine, niente piogge eccessive, possibile? Sarebbe miracoloso. Ed è poi improbabile che tutte le vigne abbiano la medesima età, e quindi abbiano la stessa produzione d’uva. Di fatto, ritengo poco plausibile che la resa in uva sia omogenea e che contemporaneamente tutte le uve diano la massima qualità nel vino che se ne ricava. Qualcosa di meno buono ci sarà pure, o no?
Dunque, 8mila bottiglie per ettaro è già una bella soglia, una media accettabile, che può farvi pensare che il vino del tal produttore venga proprio dalle sue vigne. Ergo, per chi per esempio dichiara d’aver 5 ettari è realistico pensare che le bottiglie massime prodotte nell’annata siano 40mila (5x8mila), per chi ha 15 ettari, al massimo possiamo valutare 120mila bottiglie (15x8mila). E così via. Se ne hanno fatte di più, può anche starci, ma cerchiamo d’essere un po’ più cauti nel giudizio.
Adesso so che, lette queste righe, molti amici vigneron s’incavoleranno. Ma io parlo di medie, di soglie d’attenzione.

articolo originariamente pubblicato il 29 luglio 2007


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