Sergio Arcuri e il gaglioppo che si fa rarefatto

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I vini di Sergio Arcuri mi hanno sempre dato l’idea della rarefazione. Insomma, di quel fenomeno per cui “un corpo aeriforme aumenta di volume, conservando intatto il suo peso”, come si legge sui dizionari. Ovvio che il vino non è aeriforme, e dunque la mia idea non ha connessione alcuna con le leggi della fisica. Però è vero che, in forma figurata, fanno così, e dunque mantenendo costante il loro “peso” gustativo, ed anzi mai gravando sul palato del bevitore come invece fanno certi vini d’indole internazionale (che sono troppo tannici e alcolici e concentrati), sembrano muoversi al gusto con una continua, a tratti vertiginosa espansione, che li rende via via più ariosi. Quasi distillando l’essenza della terra e del gaglioppo.

Perbacco se l’ho fatta difficile, quasi filosofale, questa descrizione. Ma credo almeno si capisca che i suoi vini mi piacciono molto, tra i gioielli di quel rinascimento enologico di Cirò e delle sue terre e del gaglioppo appunto.

Ho bevuto di recente il Marinetto del 2017, che è il rosato che esce sotto l’insegna dell’igt Calabria, e l’Aris, il Cirò Rosso Superiore del 2015, ed entrambi li vorrei con maggiore frequenza nel mio calice. Il primo terragno e rugginoso e agrumato, il secondo poggiato su una fitta impalcatura tannica che regge e sospinge il frutto. Dinamici entrambi, vibranti.

Calabria Rosato Marinetto 2017 Sergio Arcuri
(90/100)

Cirò Classico Rosso Superiore Aris 2015 Sergio Arcuri
(92/100)


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2 comments

  1. Nic Marsél Rispondi

    Perfetto! Penso anch’io che questo sia il segreto della rinascita (penso che si possa dire) del Cirò. Splendidi vini di grande complessità ma che si bevono che è un piacere. Quelli di Sergio Arcuri sono tra i miei preferiti.

  2. Nic Marsél Rispondi

    PS : Con buona pace di quelli che pensano che la strada giusta sia quella di snaturare il gaglioppo con cabernet, merlot e syrah.