Se gli inglesi avessero ragione?

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Le ragioni storiche sono state due. La prima è che il loro clima non era adatto a produrre vini di qualità. La seconda è che sono sempre stati una superpotenza marinara. Insomma, non potevano fare il vino, ma avevano i mezzi per andare a cercarselo, e siccome avevano anche quattrini in abbondanza, finivano per imporre ai produttori il loro stile. Il che ha portato alle stelle la reputazione di certe zone. I successi dei vini di Bordeaux, dello Champagne, del Porto – e direi anche le ormai purtroppo remote fortune del Marsala – hanno un’origine inglese. Lo spiega bene Julian Hitner su Decanter.
Mi domando se tuttora gl’inglesi siano i migliori talent scout del vino. Insomma, se anche oggi siano in grado di far orientare le tendenze di consumo dei cosiddetti fine wine, dei vini che contano. Perché se fosse così, occhio che gl’inglesi si sono presi una cotta per il Prosecco.
Ad oggi, il Regno Unito rappresenta il 34% dell’export del Prosecco. Insomma, i prosecchisti vendono ai britannici qualcosa come 80-85 milioni di bottiglie l’anno. Ne bevono tanto di Prosecco questi inglesi, e se hanno conservato nei loro cromosomi le capacità degli antenati nel selezionare i vini di successo, be’, non è il caso di cominciare a pensare al Prosecco seriamente, senza quella puzza sotto il naso che sfoggiano tanti espertoni italiani?
Già, credo che il Prosecco sia una cosa seria. Gli inglesi ne sono convinti anche loro.

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