Se al vino si toglie il mistero

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Sono stato di recente a un concerto, splendido, di Diego El Cigala, al teatro Ristori di Verona. Lui è grandissimo. Mentre cantava ho pensato al vino. Per due motivi. Perché lui, Diego, beveva sul palco. Mica vino. Beveva, mi pare di aver letto, rhum e aranciata. A me invece era venuta una gran voglia di vino. Di un Sauvignon Blanc. Non so capire il perché. Eppoi pensavo al vino per via del mistero che non c’era più.
Gli organizzatori del concerto hanno fatto le cose in grande. Sopra al palco un display luminoso faceva scorrere la traduzione italiana dei testi della canzoni, di quello strano e avvincente e affscinante mix di flamenco e di tango e di ritmi cubani che mi ha sempre attratto nei lavori di Diego El Cigala. Però scompariva il mistero. Il mistero di quelle parole mi era reso, prina, solo dalla voce lamentosa, a tratti quasi piangente, del cantante. Ora le parole le leggevo. Ora le comprendevo una per una. Non erano più un mistero. Non mi serviva più la mediazione della voce dell’artista. Ecco perché pensavo al vino.
Se non è chiaro, mi spiego meglio.
Pensavo al vino meditando sul fatto che in tanti del vino vogliono sapere tutto. Vogliono conoscere i vitigni e la composizione del suolo e l’andamento del clima e le pratiche di cantine e la tipologia dei lieviti e tant’altri aspetti sulle modalità tecniche della produzione di quel vino. Vogliono che il mistero sia totalmente disvelato. Ma quand’è disvelato il mistero è scomparso. Ed è il mistero a fare talvolta grandissimi i vini, che rischiano di smarrire a quel punto il fascino dell’interprete, dell’uomo.
Preferisco che non via sia un display che mi toglie il mistero. Nel vino.


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1 comment

  1. Ambra Rispondi

    giusto in tempo per fare un poster e distribuirlo a Vinitaly
    sempre grazie Angelo