Scrivere di vino in tempi di dolore?

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Mi sto chiedendo se abbia senso continuare a scrivere di vino in questi giorni così drammatici. Se si tratti di una scrittura futile, insensibilmente lontana dalla durezza di queste ore della malattia che pare premere alle porte delle nostre vite segregate, dalle fatiche infinite di chi lotta per dare conforto agli ammalati negli ospedali, dalle preoccupazioni di chi perde il lavoro, di chi non sa quale prospettiva sarà in grado di dare a chi gli è caro, ora che ogni certezza è caduta. Se non possa perfino costituire un’indiretta, involontaria offesa per le persone che soffrono, per le famiglie che piangono.

O se invece seguitarne a scrivere possa offrire un seppur microscopico contributo al pensiero che la vita comunque va avanti, che deve andare avanti, che possiamo e dobbiamo continuare ad avere nella mente e nel cuore quanto appartiene alla nostra cultura, alla nostra tradizione, alla nostra storia, e anche il vino ne è parte, ed è espressione dell’esperienza e della fatica di centinaia, di migliaia di contadini e di vignaioli, che stanno là fuori nelle vigne, anche ora.

Sono combattuto fra la rinuncia e la continuità. So che si tratta di una modestissima preoccupazione, nelle infinite angustie del momento. Ma credo che si debba trovare un senso a ogni attimo della nostra esistenza, anche il più semplice, anche il più apparentemente inutile. Altrimenti tutto può apparire superfluo. Vorrei capire il senso anche del quotidiano scrivere di vino. Ora.


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12 comments

  1. albino armani Rispondi

    Angelo, sai che scrivo poco o molto meno di un tempo, quando la mia voce era singolare e rappresentava solo me stesso. Queste tue parole profondamente umane mi hanno commosso e quindi mi pare di poter intervenire da Uomo ad Uomo. Qui in azienda cerchiamo di farci forza e di nascondere, con i gesti e la gergalita’ contadina, le nostre paure. Da chi ora e’in linea d’imbottigliamento, chi nei campi a legare i tralci, chi in ufficio ognuno si attrezza mentalmente per superare il vuoto. A chi lavora in ufficio ho proposto il lavoro agile ma pochi hanno aderito, vogliono venire (super tutelati) e trovare un senso, un fuoco attorno a cui riunirsi, una visione collettiva. Il lavoro in questi giorni mi paia stia assumendo un valore diverso: molto alto.
    Se tu smetti di scrivere e, rispettosamente, accedi al lutto collettivo farai mancare a me, personalmente, la tua voce. Alcuni di noi non possono cedere od, almeno, lo faranno per ultimi. Una voce alta, che veda oltre le nostre e le mie quotidiane contingenze diviene davvero, oggi, indispensabile.
    Albino

    1. Angelo Peretti

      Angelo Peretti Rispondi

      Grazie, Albino. Ora ad essere commosso sono io.

  2. claudia Rispondi

    Ciao Angelo,
    Si bisogna continuare a scrivere per le persone che, anche se il nostro mondo ha rallentato i ritmi nel vino e con il vino , ci vivono, ci lavorano , lo consumano.
    Io sto scrivendo per i miei amici de ‘Vino in garage’per continuare il lavoro che sta andando avanti da anni e nella pagina aziendale’ Di degustazione in degustazione’ per le addette delle nostre rivendite aziendali che stanno continuando a lavorare .
    Si deve andare avanti e la scrittura è un modo per farlo

    1. Angelo Peretti

      Angelo Peretti Rispondi

      Grazie, Claudia.

  3. Emanuele Rispondi

    Una riflessione giusta e bella.
    Credo che la tua preoccupazione non sia affatto “modestissima”. Tutt’altro. Sul vino scrivi, scriviamo frequentemente, infondendo nella scrittura un senso. Il punto, secondo me, è qui: la contingenza ci obbliga a rinunciare al senso di convivialità che, in condizioni normali, conta molto. C’è senso residuo oltre questo? Poco. Su questo poco si può riflettere, lo si può imparare. Non è facile perché, semplicemente, a questo senso ridotto non siamo abituati.

    1. Angelo Peretti

      Angelo Peretti Rispondi

      Grazie, Emanuele.

  4. Cosimo Torlo - il ghiottone errante Rispondi

    Angelo Peretti pone a lui e a tutti noi una domanda che ha un suo perché. Me la sono posta anche io nei giorni scorsi, quel che racconto può oggi interessare. Io penso che sia giusto che ognuno di noi si adoperi per preservare la bellezza di questo nostro mondo. Non solo nell’eccezione data a questa affermazione da Dostoevskij ma dalla certezza che solo con il contributo di ognuno potremo salvare il nostro vivere quotidiano. Per dirla con Salvatore Settis “non c’è bellezza senza storia, non c’è bellezza senza memoria” e tutto questo possiamo farlo anche solo scrivendo per raccontare il vino italiano, il suo cibo. Il nostro paese è pura bellezza e allora sì, io continuerò a scrivere per me stesso, per chi mi vuol leggere, per preservare l’oggi e accogliere il futuro che verrà.

    1. Angelo Peretti

      Angelo Peretti Rispondi

      Grazie, Cosimo.

  5. Alessandra Castelli Rispondi

    Credo che sia comprensibile il desiderio di normalità, della propria normalità ovviamente. Che si manifesta attraverso i gesti dei propri riti, scrivere di vino piuttosto che postare foto di gattini o continuare con le battute ironiche per non dire sarcastiche. Sono meccanismi di compensazione che ci servono ad affrontare le cose più grandi di noi.

    1. Angelo Peretti

      Angelo Peretti Rispondi

      Grazie, Alessandra.

  6. Sergio Frigieri Rispondi

    Scrivi di vino e noi ti leggeremo.Parliamo di vino e pensiamo di vino,come di teatro,di poesia,di abbracci,di calcio o di tutto quello diversamente ci manca,nell’attesa e nel timore di non rigoderne,nell’attesa e nella speranza di ritrovare.Un brindisi a tutti con l’Albana di Jacopo Giovannini,giovane e rigoroso bio-produttore di Imola.Ciao,Sergio-MO.

  7. Aprile, fra gestione dell’emergenza e desiderio di normalità - Winefully Rispondi

    […] giorni più duri dell’emergenza Covid-19, Angelo Peretti si chiedeva su The Internet Gourmet ( http://www.internetgourmet.it) se avesse senso scrivere di vino in circostanze così drammatiche. Molto probabilmente non esiste […]