Rosso d’Asia, quando in Oltrepò trovi un fuoriclasse

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Tra le molte bellezze del camminare in campagna e nei boschi quando l’estate ha già lasciato il passo all’autunno ed è tempo di brume e umidori e prime nebbie, c’è l’incontrare certi piccoli grappoli di uve antiche abbandonate lungo i fossi o tra i rovi e quegli acini, che sono spesso quasi tutto seme e scorza e poco succo, hanno un sapore intenso e asprigno e pepato e gustoso di frutto. Ecco, nel bere il primo sorso del Rosso d’Asia del 2015 fatto da Andrea Picchioni a Canneto Pavese ho ritrovato, folgorante, la memoria di quei frutti brumali e ne sono stato quasi commosso (e pensa te cosa può combinare un vino).

Non sono certo io a scoprire la bravura di questo vignaiolo oltrepadano, che tira fuori capolavori da una terra che potrebbe dar tanto e invece troppo spesso è traditrice, eppure questo vino è a suo modo memorabile, ed ha un’indole terragna che raramente si trova e soprattutto un equilibrio avvincente e una beva che travolge perfino quei quattordici gradi e mezzo di alcol che vengono dichiarati in etichetta e non si avvertono nemmeno.

Fatto per di più di croatina e per un piccolo saldo anche di ughetta di Solinga (la vigna è in Valle Solinga), sfoggia, a un lustro dalla vendemmia, una giovinezza adolescenziale inquieta e solare, e semmai una bottiglia sarebbe da mettere da parte per godersela ancora più avanti negli anni.

L’ho trovato a 21 euro sull’ecommerce di Italvinus, e sarà certamente tra i miei prossimi riacquisti, perché nell’inverno di solitudini che sembra profilarsi quest’è un rosso che scalda il cuore.

Rosso d’Asia 2015 Andrea Picchioni
(94/100)


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