Rosa oltre gli ostacoli, Mjère edizione limitata 2016

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I vini rosa italiani hanno stentato a lungo a imporsi come una categoria che ha pari dignità delle altre, e ancora arrancano, anche se nell’ultima manciata d’anni le cose sono in parte, per fortuna, migliorate. Uno dei molti limiti all’affermazione della tipologia, peraltro, è sempre stata quella della scarsità di vini rosa “da invecchiamento”. Il che non vuol dire che non ce ne siano che reggono il tempo benissimo (io ad esempio sto ancora bevendo con piena soddisfazione l’annata 2014 del “mio” Chiaretto bardolinese). Semplicemente, intendo che quelli progettati per stare i cantina più a lungo ed uscire dopo uno o due anni almeno, si contavano sulle dita di una mano.

Allo sparuto drappello dei vini rosa “da invecchiamento” si è appena aggiunto il fratello maggiore di uno dei miei rosati salentini di riferimento, il Mjère di Michele Calò & Figli. Ne è infatti arrivata sul mercato una “edizione limitata” (in etichetta è scritto proprio così) dell’annata 2016, che ha fatto lunghissima permanenza sulle fecce fini in vasche di cemento. Per ventiquattro mesi. Niente filtrazione prima dell’imbottigliamento, perché la decantazione, in un arco temporale così lungo, è avvenuta da sola. La bottiglia è di vetro scuro. Ce ne sono tremiladuecento in tutto.

Ora vi dico com’è il vino. Con una necessaria sottolineatura. Ho sempre ritenuto che il “vero” vino rosa debba non somigliare né a un rosso, né a un bianco. Deve essere intrinsecamente, culturalmente diverso. Altrimenti sarebbe semplicemente un prodotto artificioso, non l’emblema di una specifica categoria enologica. Ebbene, questo Mjère del 2016 in edizione limitata ha il naso “quasi” da vino rosso senza però tradire indole da rosso e la bocca “quasi” da vino bianco, in termini di acidità e allungo, senza però rammentare un bianco e dunque non è palesemente riconducibile né a un rosso, né a un bianco, ed è pertanto “altro” ed è insomma un perfetto vino rosa. E potrei dunque fermarmi qui, nel senso che credo basti a stuzzicare attenzione.

Aggiungo invece che il negroamaro si avverte e si percepisce appieno l’indole salentina, ed è dunque un vino di grande espressività territoriale. La persistenza di frutto e di spezia e delle classiche vene di terra rossa è considerevole. Anche il colore è quello che mi aspetto da un rosato figli del negroamaro, e dunque un rosa corallo che vira leggermente, per l’età, verso il granato.

Sottolineo poi che non è vino da servire troppo freddo. La temperatura di cantina va benissimo. Non è neppure da abbinare a certi piatti che si considerano tipicamente da vino rosa, come i crudi di mare o il pescato leggero. Metteteci insieme ricette di struttura. Purtroppo non ho potuto accostarlo alla prima e immediata tra le preparazioni che mi sono venute in mente, ossia la parmigiana di melanzane. Ma per fortuna ne ho un’altra bottiglia e conto di provarci.

Salento Rosato Mjère Edizione Limitata 2016 Michele Calò & Figli
(94/100)


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