Il Ròinos 2013 di Eubea, grande Aglianico del Vulture

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L’Aglianico del Vulture è tra i vini rossi d’Italia più interessanti e prestigiosi. Ammetto che in alcuni casi lo preferisco a quello prodotto in Irpinia o nel Beneventano. Eppure questo territorio così vocato per la vitivinicoltura ha difficoltà ad emergere e ad affermarsi.
Non si può dire che la gente di questi luoghi così affascinanti abbia seguito gli insegnamenti del predecessore Orazio: carpe diem quam minimum credula postero. Cogli l’attimo confidando il meno possibile nel domani. Questa opportunità offerta dalla natura dei luoghi e dall’influenza benefica del Vulture, vulcano spento, non è stata ancora colta e valorizzata.
L’areale offre un paesaggio molto bello a vedersi e da scoprire, tra colline dolci, corsi d’acqua, i laghi di Monticchio formatisi nelle bocche del vulcano, i grandi boschi e l’ampia ricchezza di biodiversità.
Tra le aziende di spicco a Ripacandida troviamo Eubea di Francesco Sasso e sua figlia Eugenia. Francesco ha sempre avuto una grande passione per l’Aglianico del Vulture, in famiglia si produceva da tempo, una parte veniva venduta sfusa ed il resto era destinato al consumo proprio. Nel 2004 acquista una masseria del 1700 dalla nobile famiglia dei Corona con l’intento di valorizzare questo rosso così coinvolgente.
Entrando nei piani terra dell’edifico si ha la fortuna di visitare l’antico palmento con tutta la struttura necessaria alla vinificazione ed all’affinamento. Un vero spettacolo.
Nella vicina Barile la famiglia Sasso possiede 12  ettari di terreno dei quali 10 sono a vigna ed il resto ad oliveto. Le piante qui hanno una età media di sessant’anni e da questa vigna viene prodotto il vino di punta: Aglianico del Vulture Ròinos.
L’altitudine da alta collina, 650 metri, insieme al suolo vulcanico, all’influenza dei venti che mitigano il caldo estivo, contribuiscono alla nascita di questo rosso straordinario.
Francesco è uno che sa il fatto suo ed ha puntato con coraggio e convinzione ad un vino che lo rappresentasse a fondo. Da qui la scelta di lavorare in piena autonomia, senza la consulenza di un enologo. Eugenia lo affianca nel lavoro e si occupa principalmente della parte commerciale e delle relazioni pubbliche con ottimi risultati.
In occasione di una recente visita in cantina ho degustato il millesimo 2013 insieme ad Eugenia. Il vino esprime un carattere deciso, ma anche elegante, luminoso, ben equilibrato, ha profondità e sa coinvolgere a lungo. Già al naso mostra un temperamento da numero uno, ampio nei profumi che si rincorrono in piena armonia, prevale il frutto di ciliegia, delicate la rosa e le piccole spezie. Il sorso è piacere pieno, vibrante, trama fitta, sinuoso, tannini di razza e una bella verve acida, ma non esuberante.
Esce sul mercato dopo tre anni dalla vendemmia, le uve vengono sgranellate e selezionate a mano, segue una fermentazione spontanea molto lenta di circa quaranta giorni. L’affinamento avviene principalmente in botte di rovere francese di 18 ettolitri ed in parte in tonneaux da 500 litri.
Insomma, è un grande rosso italiano da conservare gelosamente e con curiosità in cantina. Molto interessante anche l’Aglianico del Vulture Covo dei Briganti.


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