I ricordi che riaffiorano, come la Vernatsch (e lo speck)

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Questo è un periodo che vorresti tenere lontana la malinconia e anche la paura, e vorresti poter abbracciare il mondo ma non è concesso. Allora cerchi un minimo di rassicurazione, di conforto. Magari nel ricordo.

Per me, tra i ricordi belli ci sono le lontane giornate di quand’ero a fare il servizio militare in Alto Adige, e giravo i masi in cerca di speck e di Schiava già allora. Mi ci sono trovato riproiettato dentro con un sorso di vino, di recente, e quel vino vorrei averlo di nuovo qui, subito. Me ne basterebbe un bicchiere, e magari un pezzo di speck di quello che fanno nei masi, che ha in gradazione crescente tutte le sfumature del rosa e del rosso, partendo dal candore del lardo, e i profumi del fumo e delle erbe aromatiche e insieme la dolcezza e un che di piccantezza.

La Vernatsch (la Schiava) di Bergmannhof chiama il cibo e in primis lo speck altoatesino, o almeno questo è il richiamo che manda a me, che sono goloso della Schiava e dello speck, e anch’essa è, insieme, delicata e affumicata e rustica e officinale e piccantina.

Il Bergmannhof è di proprietà della famiglia Pichler dal 1851 e sta ad Appiano, Südtirol. La Vernatsch fermenta spontaneamente, fa macerazione in botte di quercia per un paio di settimane e poi si affina nello stesso legno fino ad aprile. Il colore è granato chiaro. Il vino profuma di spezie leggerissime, di rosa. Il tannino è tutt’altro che gridato. Il fruttino è succoso. Sul fondo la mandorla. Piacevolmente contadino, ed ha anche il sapore dei ricordi.

Südtirol Vernatsch 2018 Bergmannhof
(88/100)

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