Repetita juvant, il tappo a vite e la sua accettazione

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“L’accettazione globale per il tappo a vite è la prova che c’era abbastanza gente che era stufa dei problemi dovuti ai tappi cattivi o della seccatura di aver bisogno di un attrezzo per aprire una bottiglia”. Ora, purtroppo, quel “globale” è riferito agli Stati Uniti e, in genere, ai “nuovi mondi” del vino, e non già invece all’Italia, visto che qui da noi le resistente e i pregiudizi sono mostruosi, ma il fatto che Wine Spectator scriva queste cose in un suo editoriale, firmato da un autore di punta della rivistona statunitense come James Laube, la dice lunga su come la pensino all’estero.

I tappi a vite – sottolinea Laube – “garantiscono comodità ed eliminano una delle due principali scocciature che fanno danno al vino (l’altra è il calore)”. Ovvio che la scocciatura che eliminano è quella di dover buttare il vino nel lavandino perché difettato o deviato organoletticamente dal tappo convenzionale.

Credo di non dover aggiungere altro, anche perché ne ho già trattato parecchie altre volte. Ma, si sa, repetita juvant, soprattutto quando a ripetere le cose è uno come James Laube su una rivista come Wine Spectator.

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