Quella voglia di vino in lattina dei giovani francesi

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La Generazione Z e i millenial, insomma, i nati tra tra gli anni Ottanta e il primo decennio del nuovo secolo. Sono questi i due segmenti nei quali sta crescendo anche in Francia l’attenzione per il vino in lattina. Ho scritto “anche” perché la lattina col vino va già bene negli Stati Uniti. Ma nel vecchio mondo, enologicamente conservatore, stenta, oppressa dalla resistenza opposta dai fautori della “ritualità” del vino e qui da noi anche da un vetusto sistema normativo che permette di mettere in lattina solo i vini generici e gli igt, ma non i vini a denominazione di origine.

La lattina attrae i giovani francesi” ha titolato Vitishpere sulla base di un sondaggio realizzato dalla Ball Corporation, una società americana che è parecchio interessata al fenomeno, presentandosi come la “world’s leading provider of innovative, sustainable aluminum packaging for beverage, personal care and household products”. Secondo questo studio, in Francia il 48% degli appartenenti alla Generazione Z e il 43% dei millennial sarebbe un consumatore quanto meno potenziale di vino in lattina. Percentuali elevate, anche se, come annota Vitisphere, “questi dati si riferiscono a bassi valori assoluti”.

Ad ogni modo, il tipo di vino in lattina che interessa di più? I rosé, che rappresentano il 28% delle lattina aperte in Francia. Ma vanno bene anche i frizzanti, sia bianchi che rosa (25%). Un po’ più al rallentatore i bianchi fermi (18%) e i rossi (16%). Invece, la parola chiave per chi si dice pronto a bere un vino in lattina è “riciclabilità”. Ma la lattina monoporzione è cercata anche per questioni di praticità, e lo è stata soprattutto durante i vari periodi di restrizione sanitaria che abbiamo vissuto causa Covid. Personalmente, credo che la praticità prevalga sulla sostenibilità. Il successo americano deriva proprio da questo. La lattina è facile da rinfrescare e da trasportare. Va bene allo stadio, a un concerto (se i concerti si fanno), a un barbecue, in spiaggia, durante un’escursione. Non pesa, non rischia di rompersi, non crea problemi con l’apertura, non serve il bicchiere. E niente spreco.

La questione è proprio questa: il vino in lattina si presta a occasioni di consumo del tutto diverse – più informali, decisamente – da quelle del vino in bottiglia. Non fosse altro per una questione di quantità: 750 millilitri la bottiglia, 250 (due bicchieri) o 125 (un bicchiere) la lattina. Chi guarda storto al vino in alluminio pensando alle lattine di birra o di bevande gassate è fuori strada. Ritengo peraltro che la lattina costituisca un’eccellente maniera per ampliare i segmenti di popolazione interessata al vino. Quelli che altrimenti ne acquisterebbero molto meno o non lo comprerebbero per niente.

Per quanto ci riguarda, il problema italiano è sempre quello: un sistema normativo farraginoso, secondo il quale la qualità del vino risiede nel contenitore e non nel contenuto. Assurdo, eppure le norme vietano tuttora il bag in box per i vini che riportino in etichettatura una “menzione aggiuntiva” (come Classico o Superiore) e non consentono di usare la lattina per i vini a denominazione di origine, lasciandola libera solo per i vini generici e gli igt. Il che frena, e parecchio, la possibilità di usare i contenitori alternativi per sfondare sui mercati nuovi e nei nuovi segmenti. Spero in un rapido cambiamento delle norme sul confezionamento, in un loro deciso svecchiamento. Sperare si può.

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4 comments

  1. Mario Gagliardi Rispondi

    Gentile Angelo Peretti , buonasera . D’accordissimo con la sua tesi : bisogna portare pazienza e tutto si aggiusta .

  2. Silvano Felisi Rispondi

    Daccordissimo innovare, principalmente per salvaguardare l’ambiente, l’unica pecca che ha la lattina é la pulizia sotto la linguetta specialmente se si beve dal contenitore. Cincin

  3. Francesco Funaioli Rispondi

    Buongiorno, leggo ora (ho in coda un bel pò di email “di piacere) e apprezzo il suo spunto per ogni cosa possa rendere più agile e sostenibile il consumo responsabile del vino. Così è stato per i tappi alternativi (fossero Stelvin, vinolok o a corona) così come le successive puntate su imballi e capsule, ma nel caso della lattina vedo un rischio per niente piacevole. Ok per una spinta creativa al contenitore, ma l’apertura dovrà essere totale , non con l’usuale pertugio, che è contrario al buon senso della degustazione. La lattina si beve alla lattina (99% dei casi), quindi già il vino non si vede, poi se rendiamo impossibili i profumi e il sorso, diventa un binging. Almeno con un’apertura totale (e adeguata protezione igienica come già esiste su alcune birre, se mai in materiale compostabile) si potrà bere dalla lattina come da un bicchiere, profumi e aromi inclusi, nella quantità più agile per persona e per situazione. Cosa ne pensa?

    1. Angelo Peretti

      Angelo Peretti Rispondi

      Penso che il suo sia un ottimo spunto di riflessione, e di questo la ringrazio.