Quante stelle per l’Amarone 2011?

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Poiché non dispongo di una sfera di cristallo, sarò lieto di ricredermi magari fra qualche anno, bevendo i vini allorché avranno beneficiato d’una prolungata sosta nel vetro. Tuttavia, mi dispiace, ma stavolta, in linea teorica e generale, non me la sento di essere d’accordo. Personalmente non credo, cioè, che le annate a maturazione precoce siano quelle ottimali. L’affermazione l’ho sentita al convegno di apertura dell’Anteprima dell’annata 2011 dell’Amarone, definita “a cinque stelle”, in una scala da uno a cinque.
No, non riesco a concordare, perché ritengo invece che siano in genere più interessanti le annate a maturazione più lenta, soprattutto nelle zone di collina. Quelle annate che riescono a unire – a equilibrare – freschezza vibrante e rotondità di frutto, e di conseguenza anche longevità. Soprattutto nell’Amarone, vino che ha bisogno di sapidità e freschezza per compensare la polpa e il tannino e l’alcol. E quando ci riesce, be’, dà soddisfazione.
Parimenti, non concordo con la positività del fatto che l’annata 2011 presenti – cito dal comunicato stampa consortile – “differenze tra vallate più sfumate rispetto ad annate precedenti, segno di un andamento stagionale che ha permesso di esaltare ovunque l’interazione tra i vitigni autoctoni e l’ambiente”. O meglio, capisco che il fatto che esistano minori diversificazioni interne tra una vallata e l’altra dell’ampio territorio della Valpolicella possa indubbiamente facilitare l’attività commerciale su scala internazionale, permettendo di collocare con maggiore facilità una dozzina di milioni di bottiglie di un rosso di struttura. Ma personalmente in un vino cerco “almeno” il territorio, e il fatto che la connotazione territoriale sia poco sensibile non va in questa linea.
Detto questo, annoto tuttavia ancora una volta che l’abilità tecnologica (nella fase d’appassimeto) ed enologica (nel lavoro di cantina) in Valpolicella è ormai una certezza consolidata, giacché dei sessantasei vini del 2011 in degustazione all’Anteprima veronese dell’Amarone non ce n’è uno che non sia quanto meno corretto. E qualcheduno è anzi davvero buono.
Ovvio che la mia opinione è del tutto personale, e non pretendo sia condivisibile. Semplicemente è, come detto, la mia opinione. Tutto qui.
Detto questo, osservo che la maggior parte dei sessantasei vini in degustazione all’Anteprima amaronista – che è organizzata dal Consorzio di tutela dei vini della Valpolicella – erano campioni da vasca, ancora più o meno lontani, dunque, dall’andare in bottiglia. E qualcuno ci andrà fra un bel po’. Credo che taluni da una più paziente attesa possano trarre giovamento.
Come dicevo, il tutto in linea teorica e generale. E capisco che ora ci potrebbe essere qualcheduno che mi chiede quante posano essere le stelle che io ritenga siano da assegnarsi a quest’annata del 2011 dell’Amarone.
Rispondo che non lo so. Perché è vero che di vini ne ho tastati sessantasei, e dunque un buon numero, ma è altrettanto vero che tante – troppe – “firme” dell’Amarone non sono all’Anteprima, e dunque dovrei meglio approfondire assaggiando altre cose. Un’annata che ritengo comunque facile da vendere, e dunque adatta a continuare il positivo trend commerciale dell’Amarone in giro per il mondo.


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