Quali sono i vini da bocciare nelle commissioni?

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Ogni tanto riaffiora la polemica nei confronti delle commissioni di degustazione degli enti di certificazione dei vini. Accade soprattutto quando viene “fatto rivedibile” o addirittura definitivamente bocciato il vino di qualche vignaiolo che sia per così dire “estremo” e che goda di una certa notorietà. Allora si accusano gli enologi presenti in commissione di non saper “leggere” l’interpretazione della denominazione, privilegiando invece vini di banale mediocrità, che magari non hanno difetti, ma che neppure hanno una particolare personalità.

Mi succede di leggere queste cose decine di volte l’anno sui social. E c’è un qualche fondo di verità. Ma non accade solo in Italia. La storia è comune anche ai nostri cugini francesi. Ed è proprio dall’osservazione di un vignaiolo francese dell’Hérault, Basile Saint-Germain, che mi viene da pormi una domanda: quali sono i vini che andrebbero veramente bocciati nelle commissioni di degustazione?

Io credo che abbia ragione lui quando punta il dito su quei vini che per seguire le ricorrenti mode dell’aromaticità di questo o quel vitigno smarriscono il loro senso di appartenenza al terroir. Certo, magari saranno anche vini perfetti sotto il profilo enologico, ma non hanno un’identità territoriale, ed è proprio questo, invece, il vero valore di una denominazione di origine. Dunque, se la doc deve difendere l’identità territoriale, i vini che tradiscono quest’elemento identitario andrebbero bocciati.

 

 


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