E Il Prosecco spinse i francesi a far meglio le bollicine

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Sentite un po’ cosa dice questo signore, e poi spiego chi è il signore in questione (che è comunque uno che conta nel mondo del vino e capirete che è francese perché parla di crémant, che sono i metodo classico francesi diversi dallo Champagne).

Dice: “Il mercato delle bollicine progredisce in tutto il mondo e la clientela cerca prodotti di facile accesso, fruttati e gourmand. Noi abbiamo una risorsa: il nostro rapporto qualità-prezzo, dato che in quest’ultimo anno i nostri crémant hanno conosciuto un considerevole aumento della qualità: tuttavia, siamo stuzzicati dal Prosecco, che incontra un successo grandissimo. Pertanto dobbiamo restare all’erta”.

A dire queste cose alla Revue du Vin de France è Joseph Helfrich. Chi è Joseph Helfrich? È il proprietario del gruppo Les Grands Chais de France (Goupe Gcf), che è diventato nel tempo il primo esportatore di vini francesi e il primo vinificatore privato della Francia: pensate che la sua azienda vinifica un milione e mezzo di ettolitri di vino. Il suoi marchi sono J.P. Chenet (che si trova anche nella grande distribuzione italiana), Calvet e altri ancora.

Ebbene, quest’esponente mica da poco del mondo vinicolo transalpino, nella frase che ho riportato qui sopra ammette più o meno esplicitamente che chi fa bolle in Francia deve tener conto del Prosecco e che anzi la crescita inarrestabile del Prosecco obbliga a fare bollicine sempre migliori. Alla faccia di chi, dalle nostre parti, sostiene che il Prosecco non abbia qualità. Invece ha una qualità talmente riconosciuta da costringere gli altri a cambiare rotta. Poi, ciascuno è libero di dire quel che vuole.


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