Il Prosecco Rosé è il toccasana del mondo rosa?

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“The new rosé Prosecco will likely boost interest in the category even more”, è probabile che il nuovo Prosecco Rosé aumenti l’interesse per la categoria. E la categoria in questione è quella dei vini rosa, ovviamente. La frase in inglese l’ho presa da un articolo di approfondimento nel quale l’Iwsr (International Wine & Spirits Research) analizza l’andamento e le prospettive del mercato dei rosé. Il boom lo si ebbe nel 2017 con l’esplosione del rosé sul mercato americano. Ma l’attenzione per la categoria rosa resta buona, e anzi anche il settore degli spirits si sta orientando verso il colore rosa (escono gin e vodka dal colore rosa, in giro per il mondo). E adesso ecco che con l’arrivo del Prosecco rosé potrebbe esserci un’ulteriore spinta verso l’alto.

Ne sono sempre stato convinto, secondo me il Prosecco Rosé è destinato a fare da propulsore al vino rosa italiano. Finalmente. Vedo che la pensano così anche gli analisti dei mercati anglosassoni, e non posso che esserne contento, stante la mia convinzione che ho detto. Certo, capisco anche le obiezioni del fronte anti Prosecco Rosé. Le capisco, ma non le condivido, quando si fondino – come spesso fanno – sul fatto che non ci sarebbe tradizione per questo genere di vino. In primo luogo, non ritengo di condividere quest’obiezione perché il pinot nero, che è l’uva destinata a “dar colore” alla glera per trarne bollicine rosa, nel disciplinare del Prosecco c’era già e nella zona di produzione prosecchista lo si coltiva da un secolo e mezzo. Ma anche, a prescindere da questo, perché la tradizione non è qualche cosa di scritto da millenni e millenni sulla pietra, ma anzi è sempre stata il frutto di una innovazione che si è consolidata su un territorio. Non si usa dire che la tradizione è una innovazione ben riuscita? Be’, se è così, sarà il tempo a dire se il Prosecco Rosé diventerà anch’esso tradizione. Si tratta di dargli fiducia oppure no. Per il momento, il mercato sembra dargli fiducia, e sono sulla stessa linea anch’io. Sbaglio? Può darsi, e del resto ho sempre coltivato il dubbio come un valore.


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