Prosecco, perché mai dovrebbe essere complesso?

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“Così, sì, il Prosecco può essere uno spumante molto piacevole”. Lo ha scritto David Cobbold sul blog collettivo Les 5 du Vin. “Prosecco: simple, pleasant and inexpensive, a recipe for success“, dice il titolo, e dunque il Prosecco viene sintetizzato come un vino semplice, piacevole e poco costoso, e questa è la ricetta del suo successo, secondo Cobbold. Credo abbia perfettamente ragione. Ritengo anzi che quel trittico costituisca la matrice dell’identità prosecchista.

Quel che il Prosecco non ha, scrive, sono la complessità e la lunghezza. “Ma perché tutti i vini dovrebbero essere dei mostri di complessità, specialmente quando vengono venduti attorno ai 6 euro la bottiglia?” si chiede David Cobbold, e ancora una volta sono totalmente d’accordo con lui. Aggiungo che questa mania dei critici di voler per forza vini complessi, e spesso perfino complicati, cozza contro la necessità – sì, ho detto “la necessità” – che hanno molte persone (tantissime persone) di bere ogni tanto un bicchiere in maniera spensierata un vino altrettanto spensierato. Per togliersi, appunto, i pensieri dalla testa, non per star lì a meditare sopra al calice. Viva la spensieratezza.


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