Il Prosecco gli schèi li fa prendere a tutti

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“Dobbiamo essere in grado di cavalcare alcune tendenze che ci favoriscono, come quella sparkling dei consumi mondiali, che è stata l’arma vincente degli ultimi anni, con una crescita nel decennio del 240% a fronte di una media mondiale sul segmento ferma a +50%”. Lo ha detto il direttore generale di Veronafiere, Giovanni Mantovani, nel presentare la ricerca di Vinitaly-Nomisma Wine Monitor sulle dinamiche del mercato mondiale del vino.

Ora, Mantovani è persona diplomatica e istituzionale, e dunque non ha voluto mettere sotto i riflettori un vino in particolare. Lo capisco. Io diplomatico lo sono molto meno e dunque lo dico chiaramente: se le bollicine crescono nel mondo, è perché cresce il Prosecco. Attenti, a beneficiare del vortice prosecchista sono le bollicine in genere, non solo quelle italiane, che pure hanno fatto vedere i fuochi d’artificio, come si nota dai dati qui sopra. Perché il boom del Prosecco fa bene a tutti quelli che fanno spumanti. A partire dallo Champagne, e ne ho già scritto.

Vero, a Nord Est col Prosecco ci fanno gli schèi, i soldi. Ma di riflesso si muove anche tutta l’economia spumantistica. Lo capiscono ovunque, e soprattutto l’hanno capito i francesi, che nel fare affari col vino sono maestri. Facciamo più fatica noi italiani, pronti a sparare a zero verso chiunque abbia successo. Prosecco compreso.

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