Prosecco, crescere si può (grazie allo Champagne)

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Fino a due anni fa acquistavo on line uno dei miei Champagne preferiti a 19,90 euro la bottiglia. Improvvisamente quella stessa bottiglia, sullo stesso sito, è balzata a 29,50 euro. Sono quasi 10 euro in più. Un aumento di prezzo del 48 per cento. Un’enormità.

Se ci badate, non c’è Champagne di qualità che non abbia subito simili rincari nell’ultimo paio d’anni. Magari non con percentuali enormi di incremento come in questo caso, ma rincari ce ne sono stati, eccome.

Qual è il motivo di questa escalation generalizzata dei prezzi dello Champagne?

Io credo che i motivi principali siano due. Il primo è una certa penuria di uve dovuta a grandinate e gelate. La seconda è il fatto che il mondo dello Champagne ha deciso di spostarsi di fascia di prezzo, abbandonando quella più bassa per riposizionarsi più in su. E questo perché la fascia più bassa dei prezzi delle bollicine è stata occupata, ovunque nel mondo, dal Prosecco.

Ho detto e scritto più volte al proposito che, di fatto, Champagne e Prosecco sono alleati. Il Prosecco fa aumentare continuamente il numero dei bevitori di bollicine, lo Champagne libera la fascia di mercato delle bollicine più a buon mercato e si posiziona più in su, certo che una quota dei nuovi arrivati nel mondo delle bollicine, che vi sono stati accompagnati dal Prosecco, prima o poi avrà la curiosità di provare anche la bollicina con maggior pedigree, e dunque berrà (anche) Champagne.

Tutto questo per dire che non ho dubbi che esista uno spazio piuttosto interessante nel quale possa insediarsi un Prosecco “di marca”, come ipotizzato da Matteo Lunelli, l’amministratore delegato di quelle Cantine Ferrari che hanno in portafoglio lo storico marchio prosecchista Bisol.

In particolare, Michele Antonio Fino, commentando su Facebook il mio pezzo sull’ipotesi di Lunelli, mi poneva una serie di interrogativi: “Puntare sui brand aggiungerebbe un segmento di consumo a quello generico che rimarrebbe inalterato? Niente cannibalismo? Se i brand iniziassero a contare (fuori dal mondo dei piccoli produttori, dove già contano eccome) la domanda di prosecco-basta-che-sia-prosecco rimarrebbe inalterata?”

Ecco, io credo che la fascia liberata dallo Champagne sia sufficientemente ampia per garantire entrambi gli obiettivi, ossia per consentire sia di presidiare il consumo “generico” del “basta che sia Prosecco”, sia di spingere verso la proposta dei Prosecco a brand aziendale forte. Senza cannibalizzazioni.

Credo anche che, oltre al Prosecco, ne trarrebbe ulteriore giovamento lo Champagne, che sulla “marca” ha sempre basato buona parte della propria forza. Perché se è vero che l’espansione del Prosecco generico ha sin qui ampliato la base di consumatori di bollicine portando beneficio allo Champagne generico, la crescita di un Prosecco “di marca” porterebbe inesorabilmente beneficio allo Champagne “di marca”.


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