A proposito di Barolo e Prosecco Rosé all’Autogrill

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Le logiche del commercio sono complesse e articolate, per cui è sempre discutibile fare i “processi” ai prezzi dei vini che si trovano sugli scaffali, soprattutto quando si tratta di listini “in offerta”, perché bisognerebbe conoscere tutte le dinamiche che hanno condotto alla formazione di quel determinato prezzo. Insomma: non ha molto senso considerare un prezzo tout court. Tuttavia, ammetto che mi è parso un po’ straniante entrare in un Autogrill e vedere un Barolo in promozione a 9,99 euro alla bottiglia (ne avevo già letto on line) e a un metro da lì un altro vino, un Prosecco Rosé, in promozione anch’esso a 7,49 euro euro alla bottiglia.

Una differenza di prezzo di soli due euro e mezzo tra un Barolo e un Prosecco Rosé fa riflettere comunque, anche al netto di quel che dicevo in avvio, anche a prescindere dal particolare contesto promozionale nel quale tale spread di prezzo si inserisce. Non fosse altro perché, disciplinari alla mano, un Barolo viene ottenuto da vigneti di nebbiolo che non possono produrre più di 90 quintali di uva per ettaro, mentre le vigne di glera del Prosecco possono arrivare a 180 quintali per ettaro, e cioè esattamente il doppio del Barolo (il pinot nero, che si usa tra il 10 e il 15 per cento per dare colore al Prosecco Rosé, ha invece una resa di 135 quintali). Non solo. Il Barolo, prima di essere messo in commercio, necessita di un affinamento di almeno trentotto mesi (di cui diciotto in legno), mentre un Prosecco Rosé ha bisogno di un tempo minimo di sessanta giorni di presa di spuma in autoclave. I due vini hanno dunque una struttura di costo molto diversa.

La riflessione che ho fatto all’Autogrill, tuttavia, non è tanto sul prezzo del Barolo, perché non metto in dubbio che pure un Barolo a quel livello di prezzo possa ancora garantire margini di redditività a una filiera giocoforza molto diversificata com’è quella di una denominazione così ampia e che dunque, commercialmente, vi sia un senso anche per una simile promozione (perché di promozione – ripeto – si tratta). La mia considerazione ha riguardato il Prosecco, nella fattispecie in versione Rosé. Quella che ho raccolto all’Autogrill è l’ennesima riprova che quella del Prosecco è tra le denominazioni di origine che, alla luce dei costi produttivi (tempo di produzione incluso) e dei ricavi (tempi di vendita inclusi), garantiscono la redditività più alta in assoluto in Italia, anche se molti ne criticano i prezzi ritenuti “bassi”, senza tenerne in debita considerazione il potenziale produttivo. I conti è meglio farli sempre con la carta e con la penna, se proprio non si dispone di un foglio Excel.


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2 comments

  1. zeno Rispondi

    Vi farò avere, o vi invito a provare (a te e ad Angelo) i vini ottenuti dalla Malvasia Volcanica di Lanzarote, dove io vivo da qualche anno. Se ne trovano alcune etichette in alcuni siti di e-commerce spagnoli. Sempre che ovviamente non li abbiate già provati e recensiti…

    1. Angelo Peretti

      Angelo Peretti Rispondi

      Siamo in attesa, Zeno. Grazie!