Il prodigio del Polveri della Scarrupata

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I vini di Giovanni Ascione, quelli sotto l’etichetta Nanni Copé, sono stati e sono prodigiosi. Dico “prodigiosi” perché hanno dimostrato l’estrema finezza che possono dare ai vini le vigne vecchie, vecchissime, arcaiche. Dico “sono stati” perché, dopo una dozzina di vendemmia, questo vignaiolo sui generis, imprestato alla campagna, cui è arrivato lungo un articolato percorso in altre professioni, ha deciso di chiudere, di smettere. Dico “sono” perché, grazie al cielo, quei vini, pur prodotti in piccole quantità, ancora si trovano nelle carte dei ristoranti meglio forniti. Com’è capitato a me di recente, e quando ho intravisto nella carta di un ristorante romano l’annata 2017 del suo Polveri della Scarrupata, il bianco fatto nelle Terre del Volturno con uve di asprinio, pallagrello bianco e soprattutto fiano (ma le prime due uve vengono da ceppi a piede franco ultrasecolari) non ci ho pensato su un attimo e l’ho chiesto, domandando che non lo mettessero in ghiaccio, perché la temperatura di cantina basta e avanza per un vino bianco con quest’enorme e affilatissima personalità. Infatti, man mano che prendeva temperatura, faceva straripare dal calice la sua straordinaria indole salina, e il sale intrideva via via di più il frutto croccantissimo e infinito.

Quella che avevano al ristorante era l’ultima bottiglia. Peccato, avrei chiesto di potermene portar via un’altra, perché questo vino è un capolavoro pressoché miracoloso, “frutto della vigna e del lavoro dell’uomo”, per dirla liturgicamente, giacché la liturgia si adatta usualmente ai miracoli. In tutto, di bottiglie se ne sono fatte duemilacinquecento. Beato chi se le è bevute, e io sono stato uno dei fortunati che ne hanno ricevuta beatitudine.

Terre del Volturno Bianco Polveri della Scarrupata 2017 Nanni Copé
(95/100)


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1 comment

  1. giorgio salvatori Rispondi

    semplicemente unico.. come il proprietario. ah ah ah ah