Il pomodorino del piennolo del Vesuvio e il suo Giolì

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Il pomodorino del piennolo è considerato l’oro rosso del Vesuvio. Piccolo, pizzuto, a forma di lampadina, con i fianchi pronunciati, viene coltivato da tempi immemori alle falde del vulcano da famiglie di contadini che si tramandano di generazione in generazione il seme. Sì, perché il pomodorino non è uno, ma sono numerose le varietà prodotte.

Alla famiglia Di Giacomo di San Giorgio a Cremano è stata riconosciuta una varietà propria che hanno selezionato e riprodotto da almeno cinque generazioni. È detta Giolì ed è ritenuta una delle migliori.

Questo straordinario piccolo pomodoro deve la sua fortuna al suolo vulcanico che lo rende così saporito e gli dà la possibilità di crescere e raggiungere la maturazione con pochissima disponibilità di acqua. Ecco perché la polpa si presenta così soda e al gusto ha quella nota salina tipica, oltre ad una buona acidità.

Angelo Di Giacomo rappresenta l’ultima generazione della piccola azienda di famiglia, ed è quello che ha cambiato le sorti dei loro pomodori. Certo della qualità, ha fortemente voluto che venisse riconosciuta sul mercato. E ci è riuscito. È praticamente cresciuto con le mani nella terra nera e lapillica, i genitori lo portavano sui campi durante il lavoro estivo ed i suoi giochi consistevano nel cimare le piantine o “acceppare” i pomodorini sul piennolo. Ecco come si diventa specialisti “nel campo”. Sono custodi dei propri semi e c’è già tanto sapere nel rinnovarli per l’anno successivo. La semina avviene ad aprile, il campo viene innaffiato per il primo mese, poi sarà la natura a fare il suo corso. Pochissimi ettari sparpagliati lungo i fianchi del Vesuvio ed il campo di San Sebastiano al Vesuvio è particolarmente bello perché affaccia sul golfo di Napoli ed ha il vulcano alle spalle che sembra seduto sui filari. La raccolta avviene durante tutto il mese di luglio, ed anche oltre. È dura stare piegati sotto il sol leone ed i contadini specializzati in questa fase sono soprattutto donne. Vengono poi acceppati a mano sui piennoli, bellissimi a vedersi sospesi sotto i soffitti degli stanzoni nei casolari di campagna.

Sono di un rosso vermiglio e possono stare sul piennolo fino a febbraio, grazie alla buccia coriacea ed alla polpa concentrata. Si conservano anche in barattoli di vetro per poterli avere sempre disponibili in dispensa. Angelo li produce nel tipico metodo “a pacchetella”: ogni pomodoro viene spaccato a metà e messo in barattolo nel suo sugo naturale. Li conserva anche interi immersi in acqua e sale, una metodologia invece recentissima che preserva integro il sapore dei pomodori. Poi c’è la passata. Certo è un lavoro faticoso, ma la gioia di Angelo è immensa per aver raggiunto a pieno il suo obbiettivo, il prodotto è molto ricercato e non riesce a ricoprire la richiesta. Niente compromessi o sotterfugi per incrementare la produzione. In famiglia c’è un grande rispetto per quel pomodoro e per una agricoltura molto rispettosa dell’ambiente. Insomma, a casa Giolì si lavora con la mano sul cuore. Forse per questo motivo i pomodorini sono così buoni.


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1 comment

  1. Tiziana Rispondi

    Vivo ad Omegna provincia di Verbania ma sono originaria di Torre Annunziata. Sono interessata ai barattoli del pomodoro a pacchetelle e a quelli con pomodoro intero e sale. Dove posso acquistarli?