Il piacere è soggettivo (e le persone cambiano)

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Il lento lavoro del tempo cambia i vini. Non si vede dunque per quale ragione non debba mutare pure la prospettiva critica di chi il vino lo assaggia e lo valuta.

Mi piacciono queste parole di Fabio Rizzari. Le ha scritte sul blog Piattoforte.

Mi piacciono e le condivido e mi spingo anche oltre.

Da sempre sostengo infatti che il giudizio è soggettivo, ed essendo persone coloro che giudicano non può essere altro che soggettivo. Ma le persone cambiano, così come cambiano i vini, certo. Le persone accumulano vita ed esperienza ed idee, cambia la loro percezione del piacere. Le persone crescono, si evolvono, mentalmente e fisicamente. Volete dunque che non sia soggettivo il parere che una persona esprime riguardo a un vino e che non possa essere in qualche modo mutevole?

Aggiunge Rizzari: “Il tempo dunque cambia anche il degustatore, a patto che la sua visione critica – forte o debole che sia in partenza – abbia onestà di base. Se non ne ha, non si danno cambiamenti reali ma semplici modifiche stagionali dettate dall’opportunismo del mercato”.

Quant’è vero, quel che dice Rizzari. Almeno è vero per me, per la mia maniera di vedere le cose. Anch’essa soggettiva, certo.

 


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