Per fare vino buono servono gli insetti

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Per fare il vino buono servono gli insetti, lo sapevate? Nah, non è questione delle api e delle farfalle e dell’impollinazione e insomma di roba tipo educazione sessuale dei bimbi delle elementari. È che se in un vigneto ci sono tante specie di insetti, allora il vigneto è sano, e dunque arriva uva che nasce in un ambiente sano e si fa vino potenzialmente buono (dico potenzialmente, perché se uno in cantina è un disastro non potranno che uscirne vini disastrosi, a mio avviso).
La faccenda degli insetti l’ha spiegata la dottoressa Costanza Uboni, che se n’intende perché è entomologa (insomma, una che studia gli insetti), nel corso di un incontro che VinNatur, associazione di vigneron “naturali”, ha organizzato qualche tempo fa al Castello dell’Acciaiolo, a Scandicci, in terra fiorentina.
Costanza Uboni ha affermato che “quante più morfospecie di insetti vivono in una vigna, tanto più essa è in equilibrio”. Ecco, equilibrio, è questa qui la parola magica, la base di partenza per avere uve buone che servono a fare vino buono. Io ci credo. Benedetti siano gli insetti se sono degli indicatori d’equilibrio in vigna.
Del resto, anche Stefano Zaninotti, agronomo e responsabile del team di esperti del gruppo Vitenova vine wellness, ha affermato che ci vuole un “approccio al vigneto quale sistema complesso, che possiede una biodiversità determinata dalle interazioni che si vengono a creare fra la fauna, la flora, il suolo e il bilancio naturale dell’ambiente”. Che vuol dire? Vuol dire che “maggiore è la biodiversità che caratterizza il sistema, maggiore è il suo potenziale e maggiori sono il suo equilibrio e la sua capacità di auto-regolarsi” e che dunque “questo significa maggiore salute”.
Perbacco, è giunta l’ora di guardare a un vigneto non più come a un asettico mare di ceppi di uno stesso clone di un identico vitigno. Vuoi vedere che avevano ragione i nostri vecchi?


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