Se passa il Prošek voglio il Taglio Bordolese Doc

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In merito alla richiesta croata di riconoscimento della menzione Prošek e della relativa opposizione italiana, che mira a tutelare in toto la menzione geografica Prosecco, ho letto vari commenti che si soffermano sulla sostanziale diversità esistente tra i due vini, essendo il croato un vino dolce fermo e l’altro uno spumante. Permettete, si tratta di un’argomentazione che non ha alcuna rilevanza, perché il problema non è questo.

C’è anche chi sostiene che i croati abbiano titolo a far valere la menzione Prošek in quanto si tratterebbe di un nome utilizzato da lunga data, e dunque ampiamente entrato nel patrimonio collettivo del territorio d’origine. Anche in questo caso l’argomentazione è irrilevante. La questione, di nuovo, non è questa.

Il nodo, infatti, è se le denominazioni protette (o le indicazioni protette) tempo per tempo già approvate dall’Unione europea e fondate su menzioni geografiche debbano o no avere diritto a una tutela invalicabile, almeno dentro i confini unionali, a fronte di successive richieste di rivendicazione.

Sin qui, la ratio del sistema delle protezioni delle produzioni agroalimentari comunitarie è stata quella della difesa assoluta. Tant’è che sulla base di tale principio, l’Italia e la Francia dovettero comprensibilmente rinunciare a vini come il Tocai Friulano, il Tocai di San Martino della Battaglia e il Tokay Pinot Gris, stante che in Ungheria esiste una località chiamata Tokaj e un vino, il Tokaji, che vi fa riferimento. Non solo. Dovemmo rinunciare anche al Tocai Rosso dei Colli Berici, nonostante fosse palesemente diverso, come tipologia, dal Tokaji ungherese: rosso il vino vicentino, bianco quello ungherese.

Peraltro, se l’Unione europea ritenesse che le denominazioni protette abbiano diritto d’ora in poi a una tutela solo parziale a fronte di usi consolidati di nomi assonanti, giuro che il giorno dopo la statuizione di tale principio mi farò formalmente promotore di una nuova denominazione di origine protetta, quella del Taglio Bordolese.

È dalla seconda metà dell’Ottocento che in terra veneta – e ci sono montagne di carte a testimoniarlo – si fanno vini rossi a base dei due cabernet, del merlot e del carmenere, e tali uvaggi vengono da sempre definiti come taglio bordolese. Ufficialmente, la menzione taglio bordolese ad oggi non si può usare, perché Bordeaux è una denominazione protetta. Ma se il titolo storico varrà per la Croazia, non vedo perché non debba valere per il Veneto, e dunque metterò immediatamente insieme un comitato promotore della Dop Taglio Bordolese, con buona pace dei produttori di Bordeaux, cui non andrebbe bene, ma che non potrebbero opporvisi.

photo Guillaume Périgois da Unsplash


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