Il Parosé e l’esaltazione in rosa del millesimo 2014

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La categoria con la quale descrivo il vino italiano di colore rosa è quella del “vino rosa”. Poi, ciascun vino rosa, all’interno della propria denominazione, si chiamerà come previsto dal disciplinare. Dunque, di volta in volta avremo un vino rosa che si chiama Rosato (ad esempio in  molte doc del Sud), un vino rosa che si chiama Chiaretto (sul lago di Garda e un po’ in Piemonte), un vino rosa che si chiama Cerasuolo (in Abruzzo) o un vino rosa che si chiama Kretzer (in Alto Adige). I vini rosa con le bolle in genere (non sempre) nei rispettivi disciplinari si chiamano Rosé. Nella docg del Franciacorta è infatti prevista la tipologia Rosé. E un Franciacorta Rosé che ho trovato irresistibile nel calice è Parosé 2014 del Mosnel.

L’etichetta del Parosé è nata col vino della vendemmia del 2001. Credo che con questo 2014 abbia toccato vette di eccellenza, grazie (sì, grazie) anche ad un’annata che – lo affermavo mentre montava la polemica, cinque anni fa – molti frettolosamente (e sciaguratamente) definirono disgraziata e invece ha dato la possibilità, a chi l’ha saputa gestire, di realizzare dei vini “classici”, e come tali definisco i vini dei decenni pre-Parker. Al Mosnel l’hanno gestita benissimo, e infatti mi raccontano di vendemmie selettive nel vigneto. Narrano in azienda che il rallentamento di maturazione delle uve li ha sollecitati a lavorare in maniera mirata, praticamente selezionando ogni volta che uscivano, per quasi tre settimane, grappolo da grappolo. Un lavoraccio, però in questo modo hanno portato in cantina solo uva di giusta maturità fenolica, sottolineano. Bravi, bravissimi, perché questo – sempre e comunque, in qualunque annata, fredda o calda che sia – è il vero segreto di chi voglia far vino in rosa: avere una giusta maturazione delle parti verdi dell’uva. Continuo a dirlo, prima o poi si capirà che non si può avere un vino rosa serio dalle uve “da rosso” o con quelle tagliate nei diradamenti, perbacco! Il vino rosa è difficilissimo da fare, e va trattato col dovuto rispetto, già a cominciare dalla vigna. Altrimenti cosa ce lo raccontiamo a fare che “il vino nasce in vigna”?

Com’è questo vino? Intanto, ha un colore spettacolare, un ramato lievissimo, quasi sfumato al pastello. Il sorso è agrumatissimo, succoso di mandarino, intriso di delicate venature officinali, croccante di mela asprigna (mi ha ricordato la mela campanina che coltivano nel Mantovano), sapido e insieme rinfrescante, avvincente nella persistenza e – soprattutto – nella beva, tant’è che non ho saputo fermarmi al primo calice. E chiama il cibo, chiama la tavola, ed anche questo è un carattere che apprezzo tantissimo in un vino.

Nota tecnica numero uno: settanta per cento pinot nero, trenta chardonnay. Nota tecnica numero due: la fermentazione avviene in barrique. Nota tecnica numero tre: di solito, il Parosé sta sui lieviti per almeno trentasei mesi, ma col millesimo 2014 si è andati avanti fino a quarantatrè. Precisazione finale: è un pas dosé.

Franciacorta Rosé Pas Rosé Parosé 2014 Mosnel
(93/100)


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