Parliamo troppo poco dei vini gastronomici

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Credo che parliamo troppo poco dei vini “gastronomici”, quelli che non sono fatti per le degustazioni o per i contesti edonistici, bensì per il cibo, per la tavola, che è poi la vera dimensione del vino. Cosicché alcuni gioiellini restano fuori dal radar “solo” perché non sono vini da competizione, da assaggio seriale. Ma stare benissimo col desinare non è un difetto, bensì un pregio, ed un gran pregio, anche.

Ho incontrato un vino certamente “gastronomico” nella produzione di un’azienda valdostana, La Source, che è guidata da Stefano Celi e sta a Sain Pierre. Era un Torrette del 2015, ed è l’annata in commercio ora, ed è bellissimo avere dei vini che – vivaddio – sono giustamente affinati e comunque non costano un’iradiddio (on line l’go visto sui 14 euro). Ecco, appena ne ho assaggiato un sorso avrei voluto avere lì, subito, a disposizione del pane e dei salumi e dei formaggi, perché era questo che domandava quel vino.

Rosso montanaro fatto di petit rouge e appena un dieci per cento di vien de Nus, è speziatissimo e succoso di mora e di bacca di sambuco ed ha una florealità pacata e ha sale e un che di affumicato che lo rende intrigante. Quando ho chiesto a Celi la ragione dei quei tratti floreali e di quel sale e di quell’affumicatura, mi ha risposto che “è il clima, è il terreno”, ed è la risposta migliore che si possa dare.

Vallée d’Aosta Torrette 2015 La Source
(88/100)

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