Il pane di San Giuseppe, antica tradizione di Salemi

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In un recente viaggio in Sicilia, nella provincia di Ragusa, ho avuto il piacere di conoscere il pane di San Giuseppe di Santa Croce Camerina, legato all’antichissimo rito delle Cene di San Giuseppe, riconducibile a quello principale di Salemi.
L’incontro è avvenuto grazie alla sensibilità di un giovane chef, Joseph Micieli il quale, durante un pranzo da lui organizzato per amici e appassionati del settore, lo ha utilizzato per decorare la tavola del suo ristorante Scjabica nel piccolo borgo di pescatori a Punta Secca, famosa per la casa del commissario Montalbano. Questa scelta la dice lunga sulla bellezza estetica dei pani. Joseph se li è fatti preparare da una anziana signora di Santa Croce Camerina, esperta in quest’arte.
I “pani pulitu” non erano solo bellissimi, ma anche molto buoni e profumati. Impastati con farina di semola in purezza ed un basso contenuto di acqua perché potessero durare più giorni e lucidati con tuorlo d’uovo. Hanno quindi una consistenza spessa pur mantenendo una certa morbidezza.
Siamo prossimi a San Giuseppe e volevo quindi raccontare questa affascinante tradizione ricca di simboli liturgici. Come spesso accade, le festività ed i riti cristiani prendono il posto di quelli pagani preesistenti. Il pane racchiude una simbologia molto forte nelle comunità contadine in quanto era la fonte principale di sopravvivenza a sostentamento delle famiglie.
Nelle Cene di San Giuseppe a Salemi si preparano diverse forme di pane secondo una sequenza dai significati ben precisi. Le case dei devoti che scelgono di celebrare questo rito, vengono allestite con altari di legno o ferro, dietro i quali si pone un drappo bianco con al centro un quadro della Sacra Famiglia. Con canne intrecciate si dà forma alla cupola dell’altare e da esse pendono i pani secondo un ordine ben definito. Alcuni richiamano la simbologia riconducibile alla Sacra Famiglia ed alle principali festività cristiane. Altri sono rivolti alle bellezze della natura. In alto spicca “cucciddatu”, il sole che rappresenta Dio, poi la luna, la Madonna e la stella tra loro. Al centro vi è il pane a forma di croce (salvezza), poi “paniuzzu” a forma di gallo in memoria del tradimento di Pietro, seguono due scale, tre chiodi, martello e lancia, tenaglia, canna e spugna quali simboli della Passione di Cristo. Il pavone (Resurrezione), due colombe (la pace).
Sono tantissimi altri i pani esposti insieme a cibi e vino in offerta a San Giuseppe come voto di ringraziamento. Sulla strada o all’ingresso della casa che ha innalzato l’altare di pane sacro, viene esposto un ramo di alloro che indica appunto la Cena di San Giuseppe allestita in favore di quanti volessero ammirarla e si susseguono numerosissimi fino a sera. E mano a mano i padroni di casa li offrono ai visitatori in segno di fede e misericordia.
La festa dura tre giorni con momenti liturgici e di folclore molto suggestivi. In seguito ad un significativo rilancio di questa singolare festività avvenuto in occasione dell’Expo a Milano, l’evento è tornato al pieno splendore di una volta e richiama molti turisti. Il pane di San Giuseppe è stato riconosciuto bene immateriale dell’Unesco.
Trovate la descrizione dettagliata delle Cene di San Giuseppe e dei suoi pani sacri sul sito www.prolocosalemi.net.


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