In omaggio a Charly Foucault

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Susy mi dice: “Ti ho tenuto un bicchiere”. Quando Susy dice così vuol dire che è un gran bicchiere. Passo al Giardino delle Esperidi, il suo ristorantino bomboniera a Bardolino, dalle mie parti, sul Garda. Mi versa un calice del Saumur-Champigny Le Bourg 2010 di Clos Rougeard. “Per ricordare Charly Foucault”, aggiunge.
Charly Foucault è morto a fine anno. Era il contitolare di Clos Rougeard, insieme col fratello Nady. In realtà Charlie si chiamava Jean-Louis e Nady si chiama Bernard, ma tutti li conoscono così.
Clos Rougeard è un simbolo della Loira del vino che si usa definire “naturale”, i Foucault sono stati i pionieri del biologico fin dagli anni Settanta.
Charly aveva raccontato a Decanter che negli anni Sessanta, quando suo padre vide arrivare i pesticidi, ci mise un attimo a capire il pericolo che si affacciava per la salubrità della terra. Non bisognava cedere, ma a quei tempi ti guardavano storto.
“Negli anni Settanta – ha detto – l’agricoltura biologica non era conosviuta dai viticoltori e molti di loro pensavano che fossimo dei pazzi. Oggi è esattamente il contrario”.
E il Le Bourg? Be’ il Le Bourg è una delle più belle espressioni territoriali del cabernet franc che mi sia capitato di bere, con quella sua complessità austera, quella sua beva terrosa, quella sua connaturale ricerca della tavola e del conversare.
Grazie, Susy. Grazie Charly.


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