Una nuova rubrica, si chiama Screwcap Wines

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Dai, mi sono detto, rompiamo gli indugi, facciamo una rubrica sui vini chiusi col tappo a vite. C’è chi li chiama screwcap, chi in America preferisce definirli twist off, per me il nome italiano corretto sarebbe capsula a vite, perché sono appunto capsule, più che tappi. Sono stati e sono una rivoluzione che fatica ad attecchire in Italia, come tutte le rivoluzioni del resto. Noi italiani facciamo la finta di essere rivoluzionari, ma in fondo siamo conservatori. Perfino quando si tratta di chiudere il vino dentro a una bottiglia.

Dunque, eccomi qui, la rubrica si chiamerà, guarda un po’, “screwcap wines”, che fa internazionale. “Tappi a vite” suonava male, lo capisco. Recensiremo vini chiusi a vite. Un segnale di attenzione verso chi ha scelto questa tecnologia, e anche, permettetemelo, questa filosofia. Perché, sì, chiudere un vino con la capsula a vite è prima di tutto una scelta di attenzione a chi il vino lo acquista e lo beve. Per togliergli di torno il rischio di dover buttare i quattrini nel lavandino.

Questo non vuol dire che saremo teneri coi produttori. Nossignori, per niente. Lavorare col tappo a vite chiede scelte di precisione, quasi chirurgiche, per far sì che il vino viva ed evolva e si sviluppi nel vetro. Chiede capacità di guardare avanti, di essere perfino profetici sulla vita futura del proprio vino. Questa capacità cercheremo di leggerla nelle bottiglie che berremo e di cui scriveremo.

Domani la prima uscita.


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6 comments

  1. Nic Marsél Rispondi

    Bell’iniziativa, ma perchè non includere il tappo a corona? Si usa per lasciare a riposare sui lieviti qualche era geologica i migliori vini del pianeta, perchè non dovrebbe andar bene invece del sughero?

    1. Angelo Peretti

      Angelo Peretti Rispondi

      Nic, non mi piace mescolare le cose e poi il nome della rubrica sarebbe troppo lungo: “Screwcap and Crown Cap Wines” sembra il titolo di un’enciclopedia e da solo mi brucerebbe quasi interamente la titolazione dei pezzi, che ha dei limiti editoriali di 50 battute.

      1. Nic Marsél Rispondi

        Ma io non alludevo al titolo. Spero solo che nella rubrica possano passare “per eccezione” altre chiusure alternative altrettanto valide (anche se minoritarie) come il tappo a corona ad esempio. Poi se non ci saranno me ne farò una ragione 🙂

        1. Angelo Peretti

          Angelo Peretti Rispondi

          Eccezione accolta: se trovo vini interessanti chiusi col tappo a corona li metto in rubrica.

  2. Mario Crosta Rispondi

    Intanto mettici i vini austriaci di Brundlmayer e quelli tedeschi di Schreieck Maikammer

  3. Mario Crosta Rispondi

    Col tappo a corona ci sono quelli di Carolina Gatti…